La vita privata

Domenica mattina. Un uomo si sveglia. Al suo fianco, la moglie dorme ancora. Fuori è gelido, verrebbe voglia di rimanere sotto le coperte. Ma l’uomo si alza, va in bagno e qui si ferma di colpo. Lo specchio non riflette più la sua immagine. Forse sta ancora dormendo, è tutto un sogno? Eppure sembra tutto reale, è reale. Prova ad aprire un rubinetto, non ci riesce. Il suo corpo pare divenuto immateriale per qualche misterioso fenomeno. L’uomo si fa prendere dal panico. Torna in camera, sveglia la moglie. Lei lo sente ma non lo vede, crede sia uno scherzo e si inquieta. Poi deve arrendersi all’evidenza, si spaventa. Scende il silenzio, l’uomo prova a fare una carezza a sua moglie ma a lei sembra soltanto di avvertire un “un piccolo calore, un alito sulla faccia”. La donna si spoglia, si fa la doccia, cerca di ritrovare una parvenza di calma. L’uomo è lì, una presenza discreta ma inquietante. Si sveglia anche loro figlio, il padre lo raggiunge in cucina, dove sta giocando al Nintendo. Nemmeno il bambino riesce a vederlo, avverte solo una sorta di presenza nella stanza. Alla moglie iniziano a cedere i nervi, fa cadere la zuccheriera, sgrida il figlio senza motivo, gli dice che il padre è scomparso e non si trova più, lo spaventa volutamente, con rabbia. L’uomo parla, si fa sentire da loro. Nessuno riesce a capire cosa diavolo sia successo, provano a ragionare insieme…

Il raffinato scrittore marchigiano Daniele Garbuglia aggiunge un altro tassello al suo personalissimo percorso artistico. Dopo l’esplorazione dei rapporti di coppia nel meraviglioso Home e quella dei rapporti genitori-figli nel successivo Musica leggera, è la morte qui a cadere sotto lo sguardo intimista e sensibile di Garbuglia. O meglio la vita, anche se “privata”, in due accezioni del termine: la vita di una famiglia nel suo nucleo più intimo, certo, ma anche privata della vita di uno dei suoi principali protagonisti – marito, padre –, la quotidianità ferita, amputata. È una sorta di favola surreale e rarefatta che racconta l’elaborazione del lutto da parte di una moglie e di un figlio, ma paradossalmente da parte anche del trapassato, che nel corso di una giornata impara a fare i conti con la sua non-esistenza. Come sempre succede, la perdita di qualcosa mette in evidenza quel qualcosa anziché cancellarlo (almeno in una prima fase), e la splendida copertina di Marco Zürcher rappresenta plasticamente questo processo (senti)mentale così tipicamente umano. La consueta scrittura minimal chic di Daniele Garbuglia qui si fa quasi trasparente, giocata tutta sui dialoghi e come su lievissimi aggiustamenti di fuoco di un obiettivo fotografico che insegue le immagini di emozioni fugaci, alla periferia dello sguardo. E per il lettore un’empatia commossa per il protagonista è necessaria, prima che inevitabile.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER