La vita secondo Banana

La vita secondo Banana

Non sono certa che mio fratello Lai Ker abbia ragione, comunque mamma non è più qui. È in cielo con papà e con la mia vecchia gatta Miao Miao. La nonna mi ha obbligato a portarla alla Lega per la protezione degli animali: ha vent’anni e so che cosa succede agli animali anziani. Nonna ha detto che doveva andare perché era “sporca”, “puzzolente” e un “ricettacolo di milioni e milioni di germi”. Ha anche detto che non potevo tenere la mia sveglia di Bart Simpson con l’ammaccatura in fronte. Lai Ker ha il permesso di portare la sua Xbox, ma solo dopo averla pulita con le salviettine igienizzanti. Però non può portare le piante dalle foglie giganti che coltiva in camera sua e che vende agli amici, perché i due giardinieri della nonna hanno già molto da fare. Non abbiamo sempre abitato con la nonna. Per dodici anni ho vissuto in un confortevole trio: mamma, io e Lai Ker. Eravamo i Kwan di Kilburn Road, al 187C, la famiglia sino-britannica che ascoltava musica pop a tutto volume e parlava con accento sino-cockney. Lai Ker era il più cockney, mamma la più cinese e io stavo nel mezzo. Incontravamo la nonna, zia Mei e lo strano zio Ho una volta all’anno, perché mamma diceva che la nonna era una donna super impegnata e non aveva tempo per noi. Tutte le volte che ci vedevamo, la nonna non rivolgeva la parola a mamma se non per lamentarsi di qualcosa…

Gialla fuori, bianca dentro. Come una banana. E infatti The life of a Banana, il titolo originale, ha molto più senso di quello della versione italiana. Ma vabbè, soprassediamo… Per questo si sente diversa. Strana. Né carne né pesce. Né una cosa né un’altra. O meglio, lei in realtà sa benissimo chi sia, cosa vuole, le cose che le piacciono e quelle che la disgustano, ma sono gli altri che la fanno sentire comunque diversa, esclusa, particolare, ma non come una sorpresa, come uno scherzo della natura. È il mondo che la offende, col suo fermarsi all’apparenza. Ma lei non si lascia abbattere, né demorde. Ha origini cinesi, però è londinese al cento per cento la protagonista di questo romanzo che affronta con una leggerezza che non ha traccia di banale superficialità un tema che nel mondo di oggi, sempre più multiculturale, dove a chi accoglie confidando nella comune umana fratellanza si oppone chi preferisce dividere le genti costruendo mura, a proteggere non si sa bene cosa, ha una urgenza via via più stringente, ogni giorno che passa. Xing Li ha dodici anni a causa di un tragico incidente, è rimasta orfana, lei e il fratello vanno a vivere dalla nonna. Ricca: un altro quartiere, un altro mondo. Altre persone, che cambiano, ma non sanno capire il cambiamento della realtà che li circonda. E che gli occhi della piccola fotografano con un candore abbagliante, che si riverbera in una prosa fluida, coinvolgente, divertente, elegante.



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