La vittima perfetta

Una villetta a tre piani, in stile vittoriano, identica alle altre case del quartiere. L’ombra esile, che sa tutto del proprietario di quel posto, conosce le sue abitudini e sa che quella notte si trova in casa solo, si ferma in fondo al cortile, poi si avvicina cautamente all’edificio, raggiunge una bassa finestra a ghigliottina e si apposta sotto al davanzale. La luce all’interno è accesa, l’ombra solleva il cappuccio della felpa e sbircia all’interno. In casa c’è un uomo sui quaranta, alto e robusto, pantaloni marroni e camicia con le maniche arrotolate, che si avvicina alla credenza, prende un calice e si versa un bicchiere di vino rosso. Ne beve un bel sorso e riempie nuovamente il bicchiere. Programma il microonde per il suo pasto precotto ed un bip elettronico aziona il conto alla rovescia. L’ombra odia quell’uomo e sa cosa sta per accadergli; ha studiato con cura tutti i dettagli, è giunto il momento di riscuotere la ricompensa che da tanto, troppo tempo, attende. Il corpo di Gregory Munro viene ritrovato, quattro giorni dopo, dalla madre Estelle: nudo, sul letto matrimoniale a pancia in su, la coperta blu gettata a terra, un sacchetto di plastica stretto intorno alla gola, i polsi legati alla spalliera, gli occhi gonfi e sgranati, i lineamenti grotteschi contro la plastica trasparente. Tutto fa pensare ad un delitto a sfondo sessuale. Ma Erika Foster, ispettore capo della Squadra omicidi, professionista concreta e brillante, che non tollera le perdite di tempo e non ama i giochi di potere, non ne è affatto convinta. Sulla scena sono state rinvenute tracce di premeditazione, l’allarme era stato disattivato, le linee telefoniche tagliate e non sono state rinvenute né impronte né fluidi corporei appartenenti a terze persone. Occorre scoprire tutti i segreti del dottor Gregory Munro; solo così, secondo Erika, si potranno trovare le risposte che occorrono per risolvere un caso che, secondo lei, è tutt’altro che semplice…

Dopo La donna di ghiaccio, thriller d’esordio del 2017, successo incredibile, finalista al Premio Roma, in corso di traduzione in 28 Paesi, la penna di Robert Bryndza, scrittore e sceneggiatore britannico residente in Slovacchia, regala una nuova indagine di Erika Foster, ispettore di polizia a Londra, donna tenace e testarda che tanto ricorda Clarice Sterling de Il silenzio degli innocenti. Erika, che ha conosciuto il dolore e ne porta in sé traccia e tormento, mostra ancora una volta le proprie abilità investigative, un po’ come la detective Kim Stone, protagonista dei romanzi di Angela Marsons. È in attesa di una promozione, che continua a non arrivare, ma nondimeno continua a sfoggiare il suo intuito, a discapito spesso delle regole imposte dal Dipartimento e della pazienza, dote che proprio non le appartiene. Deve cercare di incastrare i pezzi di un puzzle piuttosto intricato: un omicidio efferato, poi un altro ed un altro ancora, ad opera della stessa mano assassina e con lo stesso modus operandi. E il fatto che l’autore sveli al lettore, circa a metà del romanzo, l’identità dell’assassino, nulla toglie alla tensione della lettura. Anzi, tutta l’attenzione si sposta nell’oscurità della mente del colpevole e si concentra sull’azione investigativa in sé e sula modalità della scoperta. Erika è una donna “di pancia”; una volta fiutata una pista, non molla la presa, come un segugio, occhi sempre fissi sull’obiettivo e perennemente in “modalità combattimento on”. E poco importa che continui a disattendere le regole, poco importa che il suo carattere non piaccia ai suoi superiori, poco importano i provvedimenti disciplinari che le sue azioni al limite della legalità comportano. Per Erika la ricerca della verità è un valore assoluto, dal quale non può e non vuole prescindere. Ma, soprattutto, Erika vuole vincere la partita.

 


 

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