La voce

La voce
E’ quasi Natale, e un grande hotel di Reykjavik brulica di turisti accorsi da tutto il mondo per vivere la magia dell’Islanda sepolta dalla neve. Ma la realtà in tutto il suo squallore e dolore fa irruzione sulla scena quando viene ritrovato il cadavere del custode-factotum dell’albergo, Gudlauger Egilsson, massacrato a pugnalate con ancora addosso il costume da Babbo Natale che ogni anno indossava per intrattenere i clienti, i pantaloni calati e un profilattico usato calzato sul pene ormai flaccido. Dell’indagine vengono incaricati l’ispettore Erlendur Sveinsson e i suoi colleghi Sigurður Oli ed Elínborg, che iniziano a interrogare a tappeto tutto il personale dell’albergo, tra la disperazione dell’obeso direttore, preoccupato solo della reputazione del suo hotel. Sul preservativo indossato dalla vittima vengono trovate tracce di saliva, quindi Erlendur ordina di analizzare il dna di tutti i dipendenti: nel frattempo le indagini (con l’ausilio ‘a distanza’ della ex superiore di Erlendur, Marion Briem, che non sa rassegnarsi alla pensione) fanno emergere una realtà inquietante: Gudlauger - che lavorava in albergo da decenni ma era a malapena salutato da qualcuno e viveva in un’anonima e povera stanzetta buia nel seminterrato in attesa di trovare un nuovo lavoro visto che era stato da poco licenziato – era stato durante l’infanzia un divo della musica coristica e si era costruito una solida fama internazionale come voce bianca, ma la pubertà lo aveva costretto al ritiro e ben presto, complice una situazione familiare disastrosa, era precipitato nella povertà e nell’abbandono. Erlendur - tra la costernazione dei colleghi e della sua famiglia sfasciata (viene da anni di solitudine dopo un astioso divorzio e ha una figlia ex tossicodipendente reduce da un aborto) - decide di passare il Natale in albergo per indagare con più profondità, e viene a contatto con una fauna di personaggi equivoci: cosa nasconde il direttore? Che tipo di rapporto legava la vittima e Henry Wapshott, l’ambiguo collezionista di dischi che doveva incontrarlo il giorno dell’omicidio? Quale terribile segreto nascondono il padre paralitico di Gudlauger e la sua inquietante sorella? Chi era davvero Gudlauger Egilsson?

La voce è quella sparita, assente della vittima, che è senza voce non solo fisicamente e musicalmente dopo un’infanzia da bambino prodigio, ma anche socialmente, messo ai margini da un sistema sociale ed economico che schiaccia le persone senza pietà. Ma anche quella di un altro bambino, picchiato dal padre e costretto a un silenzio pieno di paura che solo la caparbietà di donna di Elínborg riuscirà a spezzare nell’indagine parallela che accompagna tutto il libro. E una Reykjavik invernale tutta buio e lumini colorati fa da sfondo a un Natale che meno natalizio non si può, fatto di squallore e morte. La voce è il quinto romanzo della saga poliziesca che vede protagonisti Erlendur Sveinsson e il suo team, ma solo il terzo a essere tradotto in italiano. In ogni romanzo Arnaldur Indriðason mette più a fuoco i suoi personaggi, esplorando aspetti nascosti del passato e del presente del laconico ispettore islandese e dei suoi compagni. Qui per esempio il rapporto di Erlendur con la figlia Eva Lind si arricchisce di nuovo spessore, e si fa persino strada l’ipotesi di una liaison sentimentale con una tecnica della Scientifica di mezza età, Valgerdur, che potrebbe portare a sviluppi futuri. La location islandese è solo incidentale: l’amaro noir sociale di Indriðason (unico al mondo ad aggiudicarsi il Glass Key Award for the best Nordic Crime Fiction per due anni consecutivi con i precedenti romanzi della saga) potrebbe essere ambientato ovunque. Perché ovunque e comunque spezzerebbe il cuore. Col ghiaccio.

Leggi l'intervista a Arnaldur Indriðason

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