La zona d’interesse

La zona d’interesse
Autore: 
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Auschwitz, agosto 1942. È da un po’ di tempo che il funzionario nazista Angelus Thomsen detto Golo osserva Hannah Doll, la moglie del Comandante. E non solo per infastidire il suo superiore, “il Vecchio Beone”. Per quella donna Golo prova qualcosa che è arduo definire: una “dolorosa ammirazione. Dolorosa. E un senso di umiltà e indegnità”. La guarda e per un attimo crede d’essere ancora giovane, nei suoi pesanti trentacinque anni. “È stato come l’amore” pensa. Quasi. Almeno un poco. A Golo non piace la zona d’interesse – il Kat Zet I, la rampa, lo sbarco dai treni e poi il tragitto attraverso il bosco di betulle fino alla Piccola Casetta Bruna nel Kat Zet II. Perché mai il Comandante ha portato moglie e figlie in un posto del genere? “La parte più terribile è la selezione” ha detto il soldato Boris. “L’odore” confessa Hannah mentre cammina su un sentiero coperto di cenere, la prima volta che Golo le si avvicina. Le possibilità di conquistarla sono nulle, ma perché non tentare? Quelli sono i giorni in cui chiunque avverte “la fraudolenza, la sarcastica imprudenza e l’impressionante ipocrisia di ogni proibizione”. Può però qualcosa di buono nascere lì, in quel luogo? Intanto, il becchino Szmul ha tre motivi, o scuse, persistenti per continuare a vivere: primo, testimoniare...

Ne La freccia del tempo Martin Amis aveva raccontato la vita di un criminale di guerra da una prospettiva inconsueta, iniziando dalla morte e proseguendo a ritroso fino alla nascita. Il punto di vista che ha scelto per La zona d’interesse è ancor più sconcertante e contraddittorio: raccontare la Shoah partendo da una storia d’amore tra due nazisti. Amis non risparmia i particolari macabri e le acrobazie linguistiche (ci sono intere frasi in tedesco) e in ogni capitolo alterna il racconto in prima persona di tre personaggi: il funzionario Thomsen, il Comandante Paul Doll e l’ebreo Szmul. La fiction s’intreccia strettamente ai dettagli storici – lo zio di Thomsen, ad esempio, è Martin Bormann, il segretario di Hitler – e si passa dalle affermazioni grottesche di Doll (dopo aver mandato nelle camere a gas migliaia di persone dice frasi come “14 Camicie Brune! Una strage. Hai mai sentito di tanti uomini morti in un colpo solo?”) al monologo dallo stile lirico e allo stesso tempo prosciugato di Szmul, che fa parte dei “Sonderkommandos”, le unità di lavoro costrette dalle SS a disfarsi dei cadaveri. In una lunga postfazione che funziona un po’ come una bibliografia, inoltre, l’autore rivela su quali letture sia basata la profonda ricerca storica che lo ha portato a scrivere questo libro. Ne La zona d’interesse c’è di tutto. Tranne l’amore. Sembra sbocciare tra le prime pagine ma poi non si sviluppa, non esiste. E non potrebbe essere altrimenti: questa è una discesa nell’abisso di Auschwitz ed è importante sondarlo, continuare a parlarne, recuperare letture e testimonianze che Amis salda dentro e attorno l’impalcatura di un romanzo.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER