Labbra al neon

Labbra al neon
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Nell’incubo post-atomico della città di Valka, Ofelja ha appena chiuso il libro che sta leggendo: Il maestro e Margherita. Le è piaciuto e si rammarica di non poterlo consigliare a nessuno, visto che ha deciso di farla finita. Nella sua stanza illuminata da una candela ci sono bottiglie vuote di vino e dipinti di gatti sulle pareti. Adora dipingere e dipinge sempre e solo gatti. Gatti dannati e spaventosi che riflettono inquietudini e tormenti troppo umani. Dal piccolo stereo arrivano le note di Tainted Love. Ofelja si veste, indossa la sua camicia preferita e i pantaloni di pelle nera che le regalò Victor Von Elvis per il suo diciotto anni. Le disse che quei pantaloni li indossò Shirley Manson dei Garbage a una delle sue feste. Esce dalla stanza e sale sulla terrazza. Fuma una sigaretta e sputa giù, sulla città amica del nucleare che ora non è altro che un ammasso di smog e scheletri industriali…
Con Labbra al neon il prolifico Giovanni Di Iacovo prosegue il suo personale flirt con gli outsider relegati ai margini della società e stavolta lo fa ambientando la vicenda nella città immaginaria di Valka, punto zero su una cartina avvelenata dalla radioattività di Chernobyl. Tra prostitute, ex teppisti invalidi, ricchi oligarchi che collezionano sedie elettriche, serial killer costruiti a tavolino e ragazze interrotte si articola una storia poco coesa e tendente sin dalle prime pagine a sfilacciarsi in un insieme di bozzetti poco incisivi che anziché mostrare un patchwork alienato e alienante si accartoccia in una mostra delle atrocità fine a se stessa. L’ucronia distopica presentata dall’autore mischia eccessivamente storia e trama e, tra qualche intuizione felice (far conversare amabilmente il Marchese De Sade e Leopold Von Sacher-Masoch a proposito delle torture perpetrate nel carcere iracheno di Abu Ghraib è un autentico colpo di genio) e continue citazioni letterarie e musicali, la narrazione, seppur breve, si dipana macchinosamente fino all’epilogo. Piccolo passo indietro nella carriera di uno scrittore che, nel panorama nostrano, ha già ampiamente dimostrato il suo valore.

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