Labirinti di viaggio

Labirinti di viaggio

Le carte da gioco dell’autore: bianche, senza segni né figure, si gettano su un tavolo vuoto, stanza estranea, senza aria, pareti bianche che schiacciano lo spazio fino a farlo diventare un rettangolo bianco. Un tavolo vuoto, sedie vuote. La figura del narratore è afferrata tra le dita e osservata, poi mischiata a tutte le altre carte. Labirinto del quotidiano, là dove ha luogo il gioco della gabbia che “con estrema perizia” ti mettono addosso quando ancora pensi sia soltanto un gioco. Là dove occhi non aderenti trovano vie di fuga al ragno tentacolare delle vie costituite, o ne indossano la forma per passare inosservati al controllo superficiale. Forma e contenuto vengono tenuti separati per non rischiare d’andar oltre, arrischiarsi in selve pericolose, lasciare che il pensiero si pensi troppo a lungo. Il corpo, stanco, scivola nel sonno, nel sogno. “Polarizzate armonie di nenie lontane sprofondate nel bitume del tempo”. Annaspare, tra un ruotare continuo di immagini. Stare e l’impossibilità di non andarsene. Torpore, conflitto e dolore. Soprattutto torpore, discreto, al ritorno da ogni viaggio, dal sogno. Intorno tutto è freddo e lontano, quel torpore è pesante sul corpo e sulla mente…

Presuntuoso. Senza alcun bisogno di una nota introduttiva che banalizzerebbe il contenuto del testo e traviserebbe l’intento dell’autore, inserendo con ogni probabilità gli sforzi dello stesso nel calderone di una altrettanto banalissima industria del libro come merce venduta al chilo a fruitori addomesticati a dovere, la cui minima complicazione percettiva e cognitiva è registrata come un ostacolo insormontabile. Con una nota stonata – così programmatica da risultare poco misteriosa e tanto rumorosa almeno quanto una nota introduttiva ‒ ammettendo con fierezza la presunzione del proprio gesto, lo scrittore e libraio “per vocazione” Simone Signorini si introduce il suo polittico espressivo Labirinti di viaggio: pagine di narrativa, poesia, teatro, e inserti pittorici a opera dello stesso Signorini e altri autori. Mettendosi al centro della pagina, “sostanza dell'umano” stesa su tentativi di restituire sulla pagina la linfa di un flusso che si dà e si ritrae come le onde del mare, come i ricordi e i frammenti di un viaggio. Ma si è già detto troppo, e il polittico rifugge le note introduttive a rischiare di corromperne il senso, chissà le recensioni... L’augurio è per il singolo lettore di trovare il sentiero, lucido e lontano dal rumore, per addentrarsi in questi meandri.



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