L'aborto

L'aborto
San Francisco. L'uomo alla reception gli ha detto: «sai, io ho paura dei bambini, penso sempre che tramino qualcosa, questo mestiere non fa per me, lo vuoi tu?» e lui ha accettato. Così adesso è lui il nuovo bibliotecario: registra i volumi, accoglie la gente, sorride. Non esce mai, l'edificio è aperto ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette, perché può sempre arrivare qualcuno. Infatti l'altra notte è passata una vecchina che aveva appena finito di scrivere il libro “Coltivare fiori a lume di candela in camere d'albergo”: ha detto che le ci sono voluti cinque anni per scriverlo e che è stata un'impresa, poi ha scelto lo scaffale sul quale sistemarlo e se n'è andata. Oggi, invece, il campanello lo ha suonato una ragazza di diciannove anni, coi capelli neri tipo “un balenìo di pipistrelli” e il viso delicato ma difficile, come un labirinto. Lui non ha potuto restare indifferente alle sue forme, «erano quanto di più perfetto l'uomo occidentale possa desiderare in una donna: il seno formoso, la vita sottile, i fianchi opulenti, le cosce lunghe, secondo i canoni di Playboy». Si chiama Vida Kramar, questa ragazza, e ha portato un libro che parla del suo corpo, ha voluto scriverlo per far sapere alla gente quanto sia pesante il fardello della bellezza fisica: uno strascico di fischi, grugniti, ululati, battute scurrili e cumuli su cumuli di oscenità urlate. È da quando aveva undici anni che chi la vede va fuori di testa: marinai, impiegati, bambini di quattro anni, tutti. Lo odia, lei, il suo corpo, perché è troppo grande e non può essere il suo, non si accorda con la sua testa. Dopo aver consegnato il volume, Vida si è messa a parlare col bibliotecario: è un ragazzo gentile, diverso dagli altri uomini, le piace. Sarebbe un finale troppo sciropposo se andassero a letto assieme? Si tolgono i vestiti e spengono le luci: ancora non lo sanno, ma presto faranno visita al dottor Garcia, un medico di Tijuana che per circa duecento dollari pratica aborti...
Il quarto romanzo di Richard Brautigan, pubblicato negli Stati Uniti nel 1971 con il titolo Abortion. An Historical Romance 1966, ha avuto in Italia un percorso editoriale un po' complesso: arriva ora a ISBN dopo esser uscito nel 1976 per Rizzoli e passato nel 2003 a Marcos y Marcos, con un titolo differente, La casa dei libri. Questo è niente, però, a confronto con quel che accade più all'interno, tra le pagine: L'aborto. Una storia romantica è come una strada, piena di curve, svincoli e incroci. Si parte da una biblioteca di San Francisco, nella quale vengono conservati centinaia di libri dai titoli più improbabili (“Il mio triciclo”, “Indumenti in pelle e storia dell'uomo”, “Il giradischi e Dio”, “Frittella bella”, “La foresta veloce”) e firmati da autori sconosciuti, che sistemano loro stessi le opere sugli scaffali; si continua incontrando Vida, una splendida ragazza che abita un corpo che non sente come suo; si viaggia, senza moralismi né esaltazioni, in direzione di un aborto e si cerca parcheggio infine di fronte alla storia di una bella amicizia, quella tra il bibliotecario, Vida e Foster – una specie di magazziniere, che trasporta i libri in esubero dalla biblioteca alle caverne fuori città. È come se Brautigan cambiasse la destinazione dell'itinerario quasi a ogni paragrafo: bastano solo una manciata di righe per scontrarsi con una situazione geniale – dai titoli dei capitoli che depistano le aspettative del lettore al primo viaggio in aereo del bibliotecario, una vera e propria riscoperta del mondo. Poi, appena qualche riga più avanti, ci si allontana da quella strada e s'incrociano altre vie. La scrittura è pulita, semplice, a tratti ingenua, come può esserlo la faccia di un bambino che mentre gioca a carte rivela con le espressioni del volto il contenuto del mazzo; i personaggi, perdenti e sognatori, ai margini della società. Tra loro, con ironia e umiltà, Bratigan mette anche se stesso, è uno degli utenti della biblioteca: «l'autore era alto e biondo e portava lunghi baffi gialli che gli davano un aspetto anacronistico. L'aspetto di uno che si sarebbe trovato più a suo agio in un'altra epoca. Questo è il terzo o quarto libro che Brautigan porta». Questo e altro accade in meno di duecento pagine: è come un viaggio, pieno di amore per la vita e soprattutto per la libertà (di scelta, di scrittura, di cambiare, di andare e tornare, eccetera, eccetera).

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER