Ladivine

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È martedì. Il primo del mese. Clarisse Rivière, come ogni mese, saluta marito e figlia per prendere un treno diretto a Bordeaux. È lì che vive sua madre Ladivine. Lo stesso nome che Clarisse ha dato a sua figlia anche se né lei né Richiard, suo marito, sanno dell’esistenza di Ladivine senior. Una presenza ingombrante per Clarisse, da sempre relegata in un quartiere popolare della città meta dei viaggi di Malinka. Perché è questo il vero nome di Clarisse, ma nessuno deve saperlo. Neanche Richard, il suo amato marito. Lo stesso che all’improvviso decide di abbandonarla insieme alla figlia. Senza un motivo valido. Clarisse non riesce neanche a reagire, mentre sua figlia Ladivine osserva da lontano la sua famiglia disgregarsi nel nulla. Sua madre Clarisse è sempre stata impenetrabile, in atteggiamenti e sentimenti. Sembra che non provi mai rabbia ma che si lasci sempre andare in balia degli eventi. Come l’incontro con quello strano personaggio di nome Freddy Moliger…

Uno. È il numero delle volte che il termine “negra” compare nel romanzo di Marie NDiaye. La negra è proprio Ladivine, che presta il suo nome al titolo. Oppure la Ladivine a cui l’autrice allude è la figlia di Clarisse? Un dubbio lecito, che diventa sempre più reale man mano che raggiungiamo l’ultima pagina del libro. Difficile stabilire chi sia la protagonista della storia ingarbugliata di Marie NDyane. Marie NDiaye sceglie di scrivere le sue pagine come un lungo piano sequenza, senza una suddivisione in capitoli, senza titoli, senza numerazioni di nessun tipo. Indubbiamente una scelta coraggiosa, ma azzeccata per un romanzo che tiene con il fiato sospeso fino alla fine, alla ricerca di un senso e dell’ultimo pezzo del puzzle. La questione “etnica”, appena accennata dal termine “negra”, che (sottolineo) ricorre sono una volta, è completamente in secondo piano. Al primo posto la psicologia dei personaggi, quasi tutti con multiple personalità. Incluso Richard, il marito di Clarisse, che anche nella sua integrità “morale” nasconde dei disagi non indifferenti. Certo è che il leitmotiv di Ladivine non può essere altro se non il segreto, il non detto, il sottinteso mai inteso. Una lettura a tratti inquietante, con riferimenti abbastanza espliciti a quotidiani fatti di cronaca. Un coro di voci e pensieri che ci raccontano la storia di quella Malinka che voleva essere Clarisse e che era figlia di una certa Ladivine.



 

 

 

 
 
 
 

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