Ladro di cinema

Ladro di cinema
Luigi Faccini è un ladro di cinema, ossia un poeta anomalo e in rivolta, che scruta nella materialità del disagio umano della strada per dare voce alla miseria del mondo dei perdenti e dei perduti, segnatamente a quella giovanile delle periferie. Calato a Roma dalla nativa Liguria, dapprima collabora con Filmcritica e Nuovi Argomenti, quindi fonda la rivista Cinema & Film, sulla quale verranno ospitati interventi, tra gli altri, di Pier Paolo Pasolini e Roland Barthes. Dopo aver esordito dietro la macchina da presa con “Garofano Rosso”, Faccini decide di diventare un regista di strada, muovendosi in situazioni di crisi: “Inganni” trae ispirazione dalla segregazione nel manicomio di Arezzo del poeta Dino Campana; “Notte di stelle” è il risultato di un anno di lavoro in un centro di recupero per famiglie disagiate; “Giamaica” la commemorazione di Auro B., morto quando ancora non aveva 18 anni nel rogo di un centro sociale; “Nella città perduta di Sarzana” la rievocazione storica di un’orrenda aggressione fascista; “Villa Glori” un viaggio nelle risposte possibili dell’Aids e “Ladro di voci” tra le esperienze del carcere minorile di Roma…
Non è una biografia, ma non deve dispiacere, perché arte e pensiero sono intimamente connessi nel lungo cammino di questo ladro di cinema, di questo errabondo incursore nel mondo degli ultimi. Le note biografiche sono compendiate nel capitolo iniziale scritto dallo stesso Faccini, dove, con elegante tocco di leggerezza, lumeggia le ragioni profonde della sua scelta di cercare nella strada le ragioni di un cinema diverso. La maggior parte del saggio critico di Pino Bertelli e dell’intervento finale di Morando Morandini è occupata invece da un’analisi puntuale e dettagliata delle opere cinematografiche e di quelle documentaristiche realizzate prevalentemente per la televisione. Ne viene fuori un volume accattivante, gradevole e stimolante, che ha il merito di mostrare al lettore quanto possa risultare attraente e utile quel modo misterioso di scandagliare le componenti problematiche e dolorose del disagio umano, rendendole in arte vera. Un buon pamphlet sul cinema in forma di poesia diventa così un gradevolissimo compagno di sogni e di speranze, un antidoto necessario contro lo spirito di osservazione ormai distratto della nostra vita quotidiana.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER