L'adultera

L'adultera
Raggomitolata su quella lingua di spiaggia sporca di sabbia tanto da sembrare un cumulo di alghe, Maria (nome di fantasia, l’autore non lo cita, ndr) guarda il mare, il suo primo amante. Figlia di pescatori di quel piccolo villaggio di Jaffa in Palestina, lei il mare lo ha sangue: ne conosce tutti i segreti, se ne sente attratta, vi affonda con tutta se stessa, vi cammina dentro fino quasi ad esserne sommersa. È là, in quella distesa di acqua calma e a volte impetuosa, che si sente viva e sogna, stretta come in un abbraccio carnale. Quell’amore segna il passaggio di Maria da bambina a donna, le insegna le prime sensazioni viscerali che diventano toccanti e vibranti ogni qual volta serve, vede, sfiora Ruben, un amico pescatore del padre che frequenta la sua casa, tanto da desiderare di perdersi negli occhi profondi di quell’uomo, di accarezzarne i capelli chiari, di conoscerne il sapore delle labbra. Ma il fiore di quella passione ancora nascente viene seccato dall’imbarco improvviso di Ruben su di un mercantile in partenza per la Cesarea. È a quel punto che la famiglia decide che per la giovane donna è giunto il momento di prendere marito e vende Maria a Yakub, un ricco mercante di Gerusalemme molto più anziano di lei, che la sposa con tutti gli onori. In quella nuova casa Maria assapora la ricchezza e conosce una intimità senza piacere mentre su di lei si accendono gli sguardi di Eliazar, l’uomo del Tempio, amico del marito e le angherie della suocera in attesa solo di un erede (che arriva ma che abbandona). Il destino, ingrato e crudele, fa avvicinare Maria all’amore, al desiderio ed al piacere (questa volta ricambiato) attraverso le attenzioni e le carezze di Lucio, un soldato romano, razza acerrima nemica del suo popolo. Tra i due sono incontri clandestini, passione dirompente e voluttà rubate in qualsiasi momento possibile, dentro e fuori la casa di Maria che culminano, in occasione della festa di Sukkot, nell’arresto della donna scoperta in flagrante adulterio da Eliazar, vendicatosi per le sue profferte rifiutate, e nella fuga di Lucio. Pronta alla sua fine, vedendosi già lapidata sulla spianata del Tempio dall’ira e dal disprezzo di una folla inferocita, Maria non si aspetta di essere salvata, aiutata e perfino perdonata da quell’uomo chiamato da tutti il Maestro. Da quell’incontro, sembra aprirsi per lei un cammino di redenzione che comincia con la sua fuga verso Qumran dove si accorge di essere incinta di Lucio. È la gioia di un attimo: perde il bimbo che porta in ventre e scopre che il suo amato è stato ucciso proprio dal pugnale di suo fratello Joram. Messasi alla ricerca del Maestro, Maria raggiunge Cesarea dove viene imbarcata tra la merce preziosa per essere venduta come schiava. È così che approda a Cipro nella casa del Generale Livio dove lavora come sguattera in cucina. Mentre pensa di essere rivenduta come molta altra servitù, a causa del pessimo andamento degli affari di Livio, le viene offerto di diventare la serva personale di Lavinia, moglie del Generale, che si ingrazia a tal punto da diventarne l’amante. Morta Lavinia, Livio decide di trasferirsi a Roma nell’unico possedimento rimastogli, complice la vita dissoluta del figlio, e porta con sé anche Maria che verrà cacciata dalla nuova moglie del Generale, gelosa della sua bellezza, nonostante l’avanzare degli anni. Non passa molto tempo che Maria si trova a servizio di uno degli uomini più ricchi della città, dove stringe amicizia con Fedro, assegnato alla biblioteca della villa, uomo buono, infelice e mite che si innamora di lei. Ma proprio quando Maria crede di avere messo a tacere tutti i suoi desideri, scoppia una nuova passione…
L’adultera di Giuseppe Conte è un romanzo struggente che mette a nudo, sotto forma di memorie consegnate al filosofo Seneca, i tormenti di un’anima che ha perduto se stessa, vittima sacrificale e sacrificata della sua debolezza e delle cieche passioni della carne. Benché l’autore non riveli mai il nome della donna, unico personaggio attorno cui ruotano visi e voci minori che ne incorniciano ed esaltano il dramma, sono facili i richiami alla figura biblica di Maria Maddalena, la prostituta peccatrice che ha asciugato i piedi di Cristo coi suoi capelli e che, inginocchiata, è rimasta a vegliarne l’agonia della croce. All’apertura del romanzo, in uno stesso atteggiamento di pentimento e di colpa, incurvata su se stessa quasi a voler diventare terra nella terra, ritroviamo questa Maria sulle sponde di un immenso mare da cui tutto ha inizio – il suo cammino di colpa – e tutto ha fine – è al mare che fuggirà dopo il suo plurimo tradimento ed è il mare che le evocherà lo specchio di una fontana (ben più limitato orizzonte). Come per la Maddalena, anche per questa donna l’incontro con il Maestro che la libera dalla legge degli uomini e la avvolge del perdono di Dio, potrebbe segnare la via della redenzione. Dura e faticosa conquista, tormentata dalle continue insidie della tentazione, mentre Maria segue, peregrina, padroni nuovi e città nella vana ricerca di placare la sete inesauribile di pace interiore. Il romanzo, diviso in tre parti, sembra segnare le tappe – lente e maturate nel silenzio della coscienza - di una rivolta tra la carne, che ha bisogno delle sue leggi, e lo spirito che non le comprende. Un conflitto che trova espressione nella materialità degli elementi (acqua, terra e fuoco) che segnano il percorso compiuto da Maria. Il mare tentatore e ammaliatore, domina la prima parte del romanzo. Quel mare che nel richiamo e nell’abbandono dei suoi abbracci, inizia a sedurre il corpo, rendendolo incapace di obbedire ad altri comandi se non al piacere (è vero infatti che più le vietano di entrare in quel suo mare, più ne sente il desiderio). A quelle acque torbide di passione, nella seconda, si contrappone la terra, testimone del suo adulterio, da cui fuggire. Dentro una grotta, nel luogo più buio, la colpa prenderà carne con la perdita del bambino, simbolo di un agnello sacrificato per la salvezza dello spirito. Nella terza parte, seppure evocato solo nelle ultime pagine del romanzo, è il fuoco a farla da padrone e ad accecare la consapevolezza di Maria attraverso il corpo di Fedro, divenuto una pira nell’incendio di Roma, e la perdizione dell’anima che ha bruciato tutti i valori di purezza, sincerità, fedeltà. E dalle fiamme, come in un anello che non ha inizio né fine, la storia della donna infelice che si racconta al vecchio saggio, si conclude al mare. Ma il percorso verso la catarsi è la conquista più difficile e non si accontenta dell’abbraccio delle acque salmastre per lavare via la colpa.

 

 

 

 
 
 
 
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