Lady Butterfly

Lady Butterfly
Margaret Elizabeth Fountaine nacque nel 1862 e morì nel 1940. Donna eccezionale per il suo tempo, fu studiosa e cacciatrice di farfalle, viaggiò per tutto il mondo, spostandosi tra Africa, Asia, Australia e Americhe a bordo di piroscafi, in bicicletta o in treno. Alla sua morte, oltre a dieci stipi contenenti circa ventiduemila farfalle, lasciò una scatola di lacca nera chiusa con un lucchetto. La scatola conteneva manoscritti ma, così diceva il testamento, non poteva essere aperta prima del 15 aprile 1978. Quasi quarant’anni dopo la morte dell’entomologa, all’apertura della scatola, gli eredi e i curatori del museo trovarono dodici corposi volumi. Questi erano i diari personali di Margaret Fountaine, scritti dal 1878, quando questa aveva appena sedici anni, fino al 1939. “Al lettore, forse non ancora nato, lascio questa testimonianza della vita selvaggia e spericolata di una figlia di South Acre”. Bisogna innanzitutto dire che la Fountaine fu una grande collezionista, una donna fuori dal comune ma non una grande scienziata e infatti quello che ci interessa, leggendo i diari qui riportati, non è scoprire i segreti dei lepidotteri diurni tanto amati dalla Fountaine, ma piuttosto conoscere l’animo di una donna che nella sua vita seppe districarsi abilmente tra flirt e viaggi di esplorazione, e che visse senza preoccuparsi delle molte cose che ci si aspettava da una donna nata nell’Inghilterra vittoriana. “Perché rinunciare alla mia libertà in cambio di una sistemazione più conveniente agli occhi del mondo?”…
Davvero deliziosi questi diari, ed è un peccato che non siano stati pubblicati nel 1940, quando avrebbero potuto ispirare le schiere di donne che stavano proprio iniziando a chiedersi perché dovessero rinunciare alla libertà per una sistemazione conveniente agli occhi altrui. La prima parte dei diari ci riporta in un’atmosfera incredibilmente vicina a quella di un’opera di Jane Austen, sia nella scrittura semplice ed elegante che negli scenari: la giovane Margaret è figlia di un pastore di campagna e passa le sue giornate tra lo studio delle lingue, la pittura e gli struggimenti per uomini amati “pur non avendo mai scambiato con lui una sola parola”. Potrebbe anche arrivare un lieto fine à la Austen ma la Fountaine ha due grandi fortune: l’aspirante fidanzato Septimus scappa a gambe levate e un ricco zio muore lasciandole un modesto vitalizio. Margaret parte allora per l’Europa ed è un vero piacere accompagnarla nel suo viaggio, magari passeggiando per le strade di Palermo in tenuta da cacciatrice di farfalle, bevendo limonata e schivando le attenzioni romantiche di giovani corteggiatori. Scritti con uno spirito d’osservazione ricco d’ironia, questi diari sono insieme un documento storico, una testimonianza antropologica e un reportage di viaggio. Siamo dalle parti di Bruce Chatwin per l’abilità dell’autrice di affascinare e trasportare il lettore raccontando al tempo stesso aneddoti personali ad accurate analisi sui Paesi da lei visitati e sui loro abitanti. Assolutamente da leggere per tutti gli amanti dei viaggi che non sono vacanze, delle avventure e delle libertà conquistate controcorrente.

 

 

 

 
 
 
 
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