L'alchimia dell'omicidio

L'alchimia dell'omicidio
Parigi è spumeggiante come una coppa di champagne, nel 1889. L’Esposizione Universale che celebra il centenario della Rivoluzione Francese la rende euforica, a Montmartre studenti e bohémien affollano i caffé discutendo d’arte e di rivoluzione, nei locali le ballerine si esibiscono nella scandalosa danza in cui mettono in mostra le cosce e i pizzi delle mutande (se le portano). Non tutto luccica però, nella Ville Lumière. La Febbre Nera sta mietendo vittime nei quartieri più poveri e la situazione è talmente preoccupante che il ministro degli Interni ha incaricato Louis Pasteur di ricercare le origini del morbo. L’epidemia non è l’unica minaccia che infesta le vie parigine. In giro c’è un criminale che massacra le prostitute. Ha cominciato in America ed ora è arrivato in Francia per ripetere i suoi macabri rituali. Ma un’ombra di vendetta gli sta alle calcagna. È Nellie Bly, inviata del World di Joseph Pulitzer, che aveva già incontrato il serial killer a New York, nel manicomio di Blackwell’s Island dove si era fatta rinchiudere fingendosi pazza per scrivere un’inchiesta sulle condizioni delle internate. Quando i giornali portano alla ribalta le efferatezze di Jack lo Squartatore, Nellie capisce che il “macellaio” è tornato in azione. Così parte per l’Europa per catturarlo. Ad aiutarla intervengono due singolari paladini: Jules Verne e Oscar Wilde...
Con lo pseudonimo di Nellie Bly (ispirato a una canzone di Stephen Foster, l’autore della nota "Oh! Susanna") firmava i propri articoli Elizabeth Jane Cochran, la prima reporter investigativa americana, nonché la prima donna a viaggiare attorno al mondo senza scorta maschile. Lo fece, in modo clamoroso, proprio nel 1889, quando il World la incaricò di circumnavigare la terra imitando Il giro del mondo in 80 giorni di Verne (per la cronaca, Nellie riuscì nell’impresa in soli 72 giorni). Carol McCleary ricostruisce, con doverose concessioni alla fantasia ma ineccepibile credibilità, la figura della giornalista americana votata a un mestiere non proprio per signore, come sottolinea il titolo originale del romanzo, No Job for a Lady. Che quella non fosse una professione femminile, secondo i virtuosi canoni dell’epoca, lo si vede dai personaggi che Nellie incontra nella sua caccia al mostro. Conosce Toulouse-Lautrec nel bordello dove il pittore si dedica a ritrarre puttane e ragazze can can. Intravede Paul Verlaine, distrutto dall’alcol dopo che ha sparato al suo amante Rimbaud. Viene presentata a Louise Michel, la leggendaria anarchica soprannominata la Vergine Rossa. In una Parigi tratteggiata nei minimi particolari, attraverso locali mitici come il Procope, lo Chat Noir, il Moulin de la Galette, il Café Momus, il complicato intrigo si sgomitola senza mai cessare di sorprendere perché quell’assassino, che ha una passione per il lato oscuro del sapere e colora la scienza di omicidi, rimane misterioso fino alla fine, come misteriosi rimangono i suoi scopi. Chi si cimenta con i thriller storici incorre in due rischi: snervare il lettore con descrizioni certosine, o irritarlo con superficialità filologicamente scorrette. Carol McCleary supera brillantemente entrambe le impasse senza annoiare e senza banalizzare. L’erudizione e la solida documentazione si sentono ma non pesano, e il perfetto incastrarsi di fatti e nomi famosi, che lascia sempre in dubbio su cosa sia reale e cosa inventato, appassiona senza riserve. Chapeau, dunque, all’autrice coreana trapiantata negli States, per il brillante e promettente esordio.

 

 

 

 
 
 
 
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