L'alieno Mourinho

L'alieno Mourinho
José Mourinho ha fatto la sua comparsa sul pianeta calcio italiano – e prima ancora inglese e portoghese - con la stessa dirompente carica di aliena e sublime estraneità della navicella sepolta nei ghiacci dell'Artico sotto lo sguardo sgomento della dozzina di uomini che la scoprono nel memorabile incipit del capolavoro cinematografico "La cosa da un altro mondo", diretto nel 1951 da Christian Nyby. E ogni volta, in qualsiasi nuovo paese egli posi il suo charmant e brizzolato sguardo di sfida, il gran circo mediatico è pronto ad accoglierlo con la consueta e indefinita incertezza, immancabilmente diviso tra eccitata curiosità e morbosa diffidenza. Egli stesso abilissimo e camaleontico istrione, pronto sempre a spiazzare interlocutore e opinione pubblica su terreni a volte lontani anni luce dal semplice e riduttivo rettangolo verde, pur di accentrare il fuoco dell'attenzione su di sé. E allora per comprendere e analizzare appieno se di alieno o di semplice bluff si tratti, è bene partire da un'analisi che, non perdendo mai di vista l'habitat dal quale inevitabilmente ogni strategia mourinhana si forgia - il calcio, per l'appunto - permette un viaggio simbolico nella scienza, nella psicologia, nell'arte, nella sociologia fin nei meandri della neurobiologia. Il tutto a partire da un confronto a ben vedere inevitabile e straordinariamente appropriato. Quello con il grande mago e illusionista Houdini. “Stessi vestiti neri ed eleganti […] stessa chioma ormai ingrigita, stesso atteggiamento sfrontato di sfida: le foto del «grande Houdini» che esibisce le manette da cui sta per liberarsi sono gli antefatti dell'immagine di José Mourinho a pugni alti e intrecciati – durante Inter-Sampdoria del 20 febbraio 2010, coi nerazzurri ridotti in nove”...
Sandro Modeo, giornalista (Corriere della Sera, Guardian) e saggista italiano (ha collaborato con La rivista dei Libri, Le scienze e Darwin) elabora una sua personale e sorprendente teoria su quello che da alcuni anni è un vero e proprio fenomeno mediatico calcistico e non, José Mourinho. Sbruffone, gradasso, egocentrico, presuntuoso, accentratore, colto, indisponente ma ineluttabilmente vincente, l'analisi di Modeo non tralascia nessuno dei mille volti del camaleontico allenatore di Setubal. Partendo dal fulminante parallelismo tra le mille anime del portoghese e gli altrettanti volti dell'illusionista per antonomasia, il mago Houdini. Modeo analizza le capacità mentali e tecniche di un uomo che si è forgiato nel tempo secondo una filosofia che affonda le sue radici nella psicologia motivazionale, nella sociologia, nello studio meticoloso del sé e dell'altro, nella capacità di manipolazione della forza mediatica, insomma in tutto ciò che gli ha permesso di essere oggi sempre e comunque un passo avanti rispetto al suo interlocutore o avversario. Tutto in Mourinho - al contrario di ciò che si può supporre - ha un fondamento scientifico ben studiato e comprovato, nulla è affidato al caso, all'estemporaneità. Persino la fortuna che spesso arride e contorna le sue conquiste sportive, è in realtà figlia di un allenamento mentale continuo ed estenuante. Così negli anni ha saputo costruirsi l'indubbia fama di Special One, così è riuscito dopo 45 anni a riportare la Champions League (fu Coppa Campioni) a casa di un Inter in pluriennale deficienza di vittorie, così è riuscito a issarsi sul tetto d'Europa proponendo e imponendo la sua personalità scomoda e ingombrante, sconquassando un mondo, quello del calcio, da troppo tempo asfissiato da un'estenuante politically correct di facciata. Un saggio molto bello, raffinato, affascinante, a suo modo geniale, da consigliare a tutti, interisti e non, calciofili e non, proprio perché in realtà il lavoro di Modeo di calcistico ha poco o nulla. Impreziosiscono l'opera gli interventi in apertura e in chiusura di Arrigo Sacchi e Irvine Welsh.

 

 

 

 
 
 
 

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