L'altro giardino

L'altro giardino
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Inghilterra del Sud, in attesa dello scoppio della seconda guerra mondiale, in attesa di un cambiamento. E quando la guerra arriva le cose non restano mai uguali. Un adolescente dall’animo puro incontra Kay, figlia di una coppia di amici dei suoi genitori, insopportabili e specchio fedele di una realtà bigotta che vuole restare limitata. Kay è una trentenne strampalata e anticonformista con la testa tra le nuvole. La sua vita è disordinata, non segue uno schema, i suoi pensieri fluttuano nell’aria come il fumo della sigaretta che le penzola perennemente dalle labbra ed in fondo anche il suo cane Havoc e il suo amico fidato (il narratore) non sono tanto a posto, ma in senso buono, come a dire che sono margherite in un bouquet di bocche di leone arancione acceso: 'non ci azzeccano', eppure è il loro essere anticonvenzionali in maniera naturale a renderli unici. L’altro giardino è un luogo che sta fuori dalla realtà, non a caso è un giardino 'altro', non un giardino comune. È metaforicamente quella parte di mente che non smette mai di sognare, di credere, di avere una visione alternativa delle cose e il luogo in cui i due si incontrano e si parlano, si confrontano, si ascoltano. La guerra crea scompiglio, fa vacillare le certezze, rimescola le carte sul tavolo da gioco ed inserisce l’elemento della precarietà. Il giovane narratore deve abbandonare gli studi per arruolarsi, e Kay si ammala di TBC mentre cerca di ritagliarsi un fazzoletto di mondo che sia suo, in cui sentirsi a suo agio, smettendo di passare ogni notte in un luogo diverso, con il desiderio di abbandonare la sua vita errante, senza un punto fisso e senza la benché minima idea di cosa sia la stabilità emotiva e fisica...
Chissà perché le storie narrate in tempo di guerra da un protagonista giovane che si è appena affacciato alla vita hanno sempre un’anima speciale e... sì, profumano di violette. Sono storie difficili, a volte commoventi, eppure raccontate con gli occhi di chi è innocente a tal punto da non lasciarsi scalfire dall’avvento di un conflitto. L'altro giardino è un libro che parla di amicizia, di vita, di valori veri e di speranza, una speranza che tramite rapporti profondi non smette di brillare e riesce comunque a farsi strada nell’incertezza. Francis Wyndham mi ha vagamente ricordato Mark Haddon, Paola Mastrocola nel suo Una barca nel bosco o Håkan Nesser per la genuinità della scrittura, per il pensiero brillante ed ironico, per la visione scanzonata delle cose, per la sua sdrammatizzazione di eventi che cambieranno il corso della storia, per il suo essere acuta - quasi che questi giovani avessero un giardino così bello da raccontare che solo penne sapienti come la sua riescano a rendere esattamente l’idea. Per continuare a credere e respirare vita anche in tempo di rottura.

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