L'America di Renato Carosone

L'America di Renato Carosone
Nel dopoguerra l’Italia viene letteralmente sommersa dalle mode statunitensi, invasa da cantanti e attori hollywoodiani, dai loro film e dalle loro canzoni, che stravolgono e spiazzano le arie tipicamente italiche e le pellicole tradizionali. I versi amorosi cambiano aspetto, si fanno più sensuali e diretti, le movenze e le pettinature mutano, così come i vestiti. Siamo nella seconda metà degli anni cinquanta e i giovani musicisti ricavano da quelle melodie linfa nuova, si muovono controcorrente (per l’epoca) e scoprono nuovi modi per descrivere in musica la loro vita, attingendo dal modello americano quanto più possono. Un flusso continuo di stimoli, ostacolato a volte dalla tradizione italica, che non comprende e non ama certi vezzi o ghirigori armonici. I musicisti italiani, però, non si dimostrano semplici imitatori, ma svecchiano e creano, lanciando sfide e messaggi ai loro colleghi oltreoceano. Frank Sinatra, Dean Martin, e tanti altri, che tornano da noi per riscoprire le loro radici, a volte solo per facciata, vengono amichevolmente avvisati da Fred Buscaglione che in "Ciao Joe", rivolgendosi ad un fantomatico gangster, dice “attento, te lo dico adesso, perché ca’ nisciuno è fesso”...
Attraverso la genesi della celeberrima canzone di Renato Carosone "Tu vuo' fa' l'americano", il racconto dell’evoluzione musicale e culturale dell’Italia e dell’italiano medio, che Stefano Bollani, pianista ed eclettico compositore jazz, descrive con stile semplice eppure professionale, tanto sincero quanto efficace. Il libro si rivela ricco di notizie da scoprire se, come me, per una semplice questione anagrafica sei nato vent’anni dopo, o risulta essere un prezioso scrigno pieno di ricordi da far riaffiorare, per rivalutare certa musica storpiata dagli anni, sfruttata e svilita in feste matrimoniali o sagre paesane. Tra le righe tutta la passione e l’amore per la musica di Bollani, che sa raccontare una generazione e un mondo di solito appena accennato nei rotocalchi, frammentato in poche sparute ricorrenze per gli addetti ai lavori. Un libro alla portata di chi suona e riproduce melodie senza conoscerne la storia, che ti fa capire e pensare quanto sudore, fatica, lacrime, certi musicisti debbano aver patito, assieme ad altrettanta allegria e furbizia nel raccontare: capacità che molta musica moderna sembra aver perso, ormai confezionata in pacchetti funzionali. Un libro che ammicca all’America, ai suoi maestri del blues e del jazz, e che allo stesso tempo abbraccia la penisola italiana, con affetto e rispetto per le sue tradizioni, per la sua musica vecchia, nuova e sperimentale. E il lettore, che saggiamente vorrà leggere e conoscere, non potrà non apprezzare questa piccola opera, che insegna e accompagna tra citazioni e riflessioni, divagazioni e intermezzi sempre interessanti. Un intervista a Renzo Arbore, musicalmente nato e cresciuto sotto l’ala ispiratrice dei jazzisti americani, completa e chiude questo frammento di storia musicale italiana.

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