Lamiere

Nairobi, 9 marzo 2018. Danilo, Giorgio e Lucio sono appena arrivati nel convento francescano di Donyo Sabuk Avenue, la loro missione è giornalistica: passeranno dieci giorni con il team di Rainbow for Africa, onlus torinese che si occupa di cooperazione internazionale attraverso l’opera di medici, infermieri e operatori volontari. Il loro referente è il frate Ettore Marangi, che da anni si occupa della popolazione povera dello slum di Nairobi noto come “Deep Sea”. Gli slum sono baraccopoli che sorgono nelle periferie più povere della città, che ospitano circa il 60% della popolazione. I loro abitanti preferiscono chiamarli kijiji, villaggi, perché in quello spazio ristretto e privo di privacy si conoscono tutti. Ai giovani piace descrivere il loro quartiere come “ghetto”, scimmiottando i rapper. Questi ammassi di lamiere sono nati per un’emergenza abitativa comune in molte parti del mondo e paesi in via di sviluppo: le migrazioni dalle campagne verso le città, che spesso non offrono le possibilità economiche e sociali sperate dai migranti, costretti spesso a vivere senza possibilità di fuga da quel luogo, l’unico che possono permettersi…

Il fumetto scritto da Danilo Deninotti e Giorgio Fontana e disegnato da Lucio Ruvidotti ha il merito di informare il lettore sulla situazione economica, politica e sociale della periferia urbana di Nairobi in maniera semplice e senza orpelli. Il racconto dei tre fumettisti è arricchito da diverse pagine informative con infografiche e notizie riprese da dossier e fonti ufficiali. Lamiere parla di povertà e difficoltà sociali, di malattie dovute alla scarsità d’acqua e di igiene, di bambini abbandonati dalle madri che si perdono nell’abisso dell’alcolismo per mancanza di mezzi economici e culturali. Parla di chi veramente “aiuta le persone a casa loro” nonostante i progetti spesso falliscano e sia necessario ricominciare tutto da capo, ancora e ancora. Lo fa con immagini semplici, con piccoli viaggi da un quartiere all’altro, dai piccoli slum agli agglomerati più grandi. Lamiere è uno sguardo, parziale sicuramente, su un luogo che è anche un concetto storico ed economico attuale. La prima parte risulta un po’ asettica, la seconda si addentra maggiormente nel cuore dello slum, ma questo non è un difetto perché replica in un certo senso l’acquisizione di consapevolezza e il processo di integrazione dei fumettisti nell’ambiente che li ha accolti. Fra le pagine è evidente quanto siano soprattutto le donne e i bambini i primi destinatari delle missioni umanitarie che giorno dopo giorno insegnano e costruiscono comunità. Un breve ma significativo passaggio del fumetto i tre reportagisti scrivono: “Da giorni siamo guidati unicamente da donne di grande carisma, molto rispettate. […] In generale, i maschi non parlano molto, o vogliono essere pagati per farlo”. Anche nella terminologia utilizzata è evidente la distanza fra il loro essere “stranieri” e i maschi autoctoni, la diffidenza di questi ultimi e la difficoltà di integrazione multiculturale in un ambiente vagamente ostile e pericoloso, ma che comunque tenta di migliorare le nuove generazioni aprendo le barriere mentali e le case. Un fumetto di graphic journalism portato avanti in maniera leale, attraverso racconti e dialoghi con i volontari e con gli abitanti degli slum, con l’osservazione diretta che non scade mai nel pregiudizio ma resta sempre un’esposizione trasparente di ciò che si è visto e provato in un luogo così lontano e così diverso dalla propria casa. Alla fine del libro sono presenti i contatti della onlus descritta fra le pagine, che riporto qualora qualche lettore volesse approfondire: www.rainbow4africa.org.



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