L'amore lungo

L'amore lungo
È il solstizio d'inverno, solstizio anche della sua vita. Sul tavolo da lavoro trova una delle sue vecchie planimetrie. Fino a qualche anno prima, quasi ogni sera, su fogli come quello abbatteva muri, allargava stanze; era il suo modo di rigenerarsi, quando era stanca del lavoro o dei pensieri ridisegnava la sua casa. Alla fine, stupita di non aver pensato prima all'ultima meravigliosa soluzione, che una volta divenuti proprietari dell'appartamento avrebbero sicuramente realizzato, mostrava soddisfatta il risultato a suo marito. Quando acquistarono la casa,  il conto in banca  rimase prosciugato e il mutuo succhiava mensilmente i loro guadagni, ma lei aveva continuato con i suoi disegni, nella speranza di una improvvisa fortuna, del dono di un benefattore sconosciuto, che avrebbe permesso di trasformare l'appartamento e la loro vita. "Così, in mezzo a pensieri di mutamento, la sua vita (la loro vita) era trascorsa, immutabile". Ora si aggira nelle stanze decadenti, desolate, vuote di lui e piene di ricordi.La macchia grigiastra e sbiadita sul parquet  le rammenta la prima volta che erano entrati a vedere la casa; quando nel guardare dalla finestra i quartieri circostanti, lui le aveva sfiorato il seno e allora si erano adagiati sul pavimento lamato da poco. Scelsero quella fra tutte, perché aveva il numero giusto di stanze e l'affitto era adeguato alle loro possibilità di giovane coppia; ai quei tempi poco importava se non c'era l'ascensore e la luce delle scale non restava accesa tanto da permettere a un anziano di raggiungere il pianerottolo successivo...
Giovanni Mariotti ha colto con maestria la doppiezza del lutto, quando esternamente la persona appare stordita, stranita, mentre internamente vive sensazioni di acuta lucidità, attraverso le quali ogni storia viene riletta. Racconta in terza persona, con delicatezza  e tanto rispetto, i pensieri, le impressioni della protagonista alla quale è da poco morto il marito, con il quale ha vissuto, o meglio, con il quale vive l'amore lungo. Lungo perchè la somma di anni con gli stessi gesti, le stesse parole, gli stessi piccoli baci nel buio, dei "ti amo" detti compulsivamente, del ripetersi di originali rassicurazioni come " morire non è un problema...ci riescono tutti...ci riusciremo anche noi, vedrai". Sono brevissimi capitoli, poche pagine frammentate in piccoli paragrafi, quasi singhiozzi di pensieri, nei quali Giovanni Mariotti trasmette la struggente nostalgia di una donna non più così convinta del loro amore eterno, con il malinconico presentimento dell'amato negli scricchiolii, nel baluginare di una stanza, negli oggetti persi da chissà quanto tempo e all'improvviso ritrovati, nelle correnti d'aria, lievi come carezze. Uno stile elegante, mai banale o patetico, che cattura magicamente l'alternanza emotiva e regala una forma concreta al dolore della perdita attraverso la percezione distorta della casa che la protagonista, come per effetto di allucinogeni, sente restringersi, allargarsi sotto le mani e trasformarsi in un labirinto, nel quale anche il suo corpo va piano piano dissolvendosi. Una scrittura piana, apparentemente sommessa, in realtà accurata, di una grazia rara, capace di trascinare con poche parole nella più profonda intimità. Frasi che sono poesia, similitudini originali, metafore con il sapore del dolce stil novo. Un racconto sull'amore e la vecchiaia, un libro per tutti, anche per i giovani che vogliono invecchiare bene, da assaporare soffermandosi su ogni sfumatura, per capire dove è nascosto il segreto de l'amore lungo.

 

 

 

 
 
 
 
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