L'amore non guasta

L'amore non guasta
“Mi sento così stanco. Mi sa che sono in debito di sonno. Che devo riposarmi un po’. E mi sa anche che ho bisogno di parlare. Di vedere persone. Di levarmi da qui. Ho bisogno di stare solo. Sono spaventato. Non so quello che faccio. Non so quello che ho fatto nei giorni scorsi. Non so dove sono stato”. Questo è Robin. E questo è quello che dice al suo “amico” Ted. Amico tra virgolette perché in realtà Robin e Ted si conoscono solo per via di Katherine, ora moglie di Ted, della quale Robin è da sempre stato innamorato e alla quale ora si è rivolto per avere le chiavi del loro cottage nel Lake District, dove vorrebbe rifugiarsi per un po’. Ted va a trovare Robin e si trova di fronte a una neanche troppo velata richiesta d’aiuto da parte di quell’ormai ex studente universitario fuoricorso, che continua ad apparirgli come una identità incomprensibile: “Ma che aveva quest’uomo, che ogni due minuti non si capivano?”. Ecco. Cos’aveva Robin? Una quantità indefinibile di problemi. Ha un’amica, Aparna, con la quale l’intesa intellettuale ha sostituito e in qualche misura reso impossibile un’intesa fisica e sentimentale. Ha una tesi di dottorato, cioè, dovrebbe avere una tesi di dottorato, ma nessuno ne ha mai letto una pagina. Non ha un lavoro. Non ha amici, a meno che non si consideri tale Hugh, altro tipico esemplare di ricercatore universitario in odor di muffa, da sempre in attesa di un leggendario rimescolamento dei ruoli accademici del quale approfittare per trovare il suo posto. Ecco cosa ha Robin, ecco cosa non ha. In una situazione di precarietà totale, un evento casuale e cattivo come un’accusa infamante fa precipitare (in tutti i sensi) Robin, lasciando lettori e amici a interrogarsi su quello che poteva esser fatto “prima”...
Più che attraverso una tradizionale descrizione del personaggio, Coe fa emergere la vera personalità di Robin trasversalmente, per mezzo di quattro taccuini rossi che custodiscono quattro suoi racconti, e che finiscono uno ciascuno nelle mani di alcuni dei protagonisti della storia: uno ad Aparna, uno a Ted, uno a Emma, e infine uno a Hugh. Quattro racconti dai quali emergono l’inettitudine relazionale di Robin, la sua filosofia per cui tutto nella vita di un individuo è il risultato di eventi casuali, e la sua capacità, almeno sulla carta, di rimanere sarcasticamente distaccato da tutto ciò. In questo suo secondo romanzo, datato 1987, Coe riesce a descrivere personalità a tutto tondo utilizzando magistralmente anche i serrati dialoghi, riesce a far ridere, procedendo per opposizione, e riesce a commuovere, spiazzando chi legge con l’inserimento di temi davvero fondamentali. Questo piccolo romanzo, in modo lieve e senza che voi ve ne accorgiate, vi sta parlando di razzismo, di omosessualità, di libero arbitrio, di depressione, di precarietà, e, per mezzo di un romanzo nel romanzo, quindi nel modo il più possibile indiretto, impervio, non chiaro e tuttavia adeguato al tema, vi ha parlato di quanto sia nociva e fatale l’incomunicabilità.

 

 

 

 
 
 
 
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