Lampedusa

Lampedusa

Lampedusa. 3 ottobre 2013. Circa 350 morti o dispersi, dice la radio. È la notizia d’apertura del giornale della mezzanotte: un barcone proveniente dalla Libia, carico di 500 migranti, è lentamente naufragato a meno di due chilometri dalle coste siciliane. Lei è tornata tardi a casa e lo ascolta in cucina, all’inizio distratta, poi sempre più turbata, mentre rimbombano nel silenzio un turbinio di pensieri e immagini connessi all’isola, alla letteratura, al cinema. Innanzitutto le viene in mente il volto di Burt Lancaster che interpreta don Fabrizio, il principe di Salina, nel film del 1963 capolavoro di Luchino Visconti Il gattopardo, Palma d’oro a Cannes. Lei non era ancora nemmeno nata, accadrà quattro anni dopo. E leggerà anche il libro da cui era tratto il film, unico romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, colto solitario professore di letteratura, pubblicato postumo nel 1958 come autobiografia della propria nobile famiglia e divenuto successivamente quel mitico film: don Fabrizio era il bisnonno. Sono quelle le figure e le storie, nomi iscritti nei paesaggi e paesaggi veicolati dai nomi, che le riempiono l’immaginario associato alla piccola isola, particolarmente “isolata” e appartenente all’arcipelago delle Pelagie. In sottofondo continua ad ascoltare la radio, gli aggiornamenti (gli anonimi scomparsi, 166 sopravvissuti), le grida, la rabbia, i commenti. Si alza, cambia stanza, sfoglia quotidiani e volumi, ragiona sull’ospitalità…

 

 

Maylis de Kerangal (Tolone, 1967), dopo studi di storia ed etnologia, lavori editoriali vari, è ormai una scrittrice a tutto tondo da una quindicina d’anni e altrettanti romanzi, vari premi e adattamenti cinematografici. Ha realizzato il testo su Lampedusa nel maggio 2014 nell’ambito di un’iniziativa di una Fondazione francese sulla montagna, poi pubblicato in tiratura limitata in una collana sui paesaggi scritti. Narra in prima persona e in presa diretta. Parte dall’angloirlandese Burt Lancaster (1913) il principe aristocratico de Il Gattopardo, ma anche il migrante Ned Merrill in The Swimmer di Frank Perry del 1968. Riflette sui luoghi barocchi di Visconti, concludendo che ha girato la grande lunga scena del ballo a casa dei Ponteleone come un canto del cigno, “come un naufragio”. Estende lo sguardo ad altre migrazioni, a quando si dà il proprio nome ai luoghi che si incontrano (basti pensare alla svolta del 1492), ai propri viaggi, in treno in Siberia accompagnata da Chatwin, da Parigi al mare e alle isole davanti, a Napoli e all’isola vulcanica di Stromboli nel 1994. Cerca sugli scaffali libri e racconti, ulteriori riferimenti bibliografici sui paesaggi del mare, che non è un “non luogo”, merita di conoscere mappe e culture. La sua notte ha vari punti, tutti segnati dal dolore e dalla tragedia fra Tripoli e la Sicilia. Sono poche pagine, meno di settanta, poetiche dense empatiche.



 

 

 
 
 
 

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