Lampedusa, porta d'Europa

Lampedusa, porta d'Europa
Sappiamo benissimo, anche se facciamo finta di nulla, che il linguaggio che usiamo nel parlare d’immigrazione è osceno. Che parlare di “immigrazione selettiva”, di “espulsione di clandestini” toglie dignità all’essere umano. Eppure lo facciamo. Il professor Aldo Morrone, tra i massimi esperti mondiali in medicina delle migrazioni e malattie della povertà, senza buonismo o moralismo italiano da esportazione, non ci sta più. Il suo saggio-denuncia inizia con una lunga digressione sul collegamento tra immigrazione e povertà (Morrone è direttore dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e come ci spiega ha svolto supporto psico-antropologico alle persone sbarcate e corsi di aggiornamento al personale delle forze dell’ordine sul fenomeno immigratorio e sul rischio della diffusione delle principali malattie infettive), per poi soffermarsi sull’isola di Lampedusa, passa con onestà al necessario excursus “quando erano gli italiani gli immigrati”, e prosegue con il capitolo “Lampedusa porta d’Europa” dove si ragiona sulle similitudini e le differenze tra Lampedusa ed Ellis Iland, la famosa stazione allestita per gli emigrati che sbarcavano nel porto di New York. “Anch’essa un’isola, anch’essa specchio di una realtà storico-politica, sociale ed economica e di sviluppo del mercato, mantenendo attivo, tuttavia, l’allarme delle possibili conseguenze correlate a una politica buonista e troppo permissiva”. Morrone descrive l’accoglienza riservata agli immigrati che sbarcano sulle coste di Lampedusa all’interno del CSPA, le attività svolte, il quadro politico-amministrativo in cui si inscrivono, e ci illustra i primi risultati di un’indagine etnografica sulle ragioni e gli itinerari emigratori, ovvero il traffico di esseri umani che interessa il Niger e la Libia, uno dei più redditizi. Il capitolo cerca di spiegare cioè il collegamento tra Lampedusa e la realtà economica globale. Infine l’autore si sofferma sull’ arrivo degli stranieri in Italia, spiegando l’aumento dei flussi migratori con i mutamenti avvenuti in Europa e gli spazi occupazionali rifiutati dalla popolazione nazionale, il problema dei profughi politici, le norme restrittive adottate dagli altri paesi europei, ma soprattutto il forte divario tra i tassi di natalità della popolazione dei paesi ricchi rispetto al sud del mondo. Il libro si conclude con un invito a non concludere: dev’esserci anzi una circolarità, una riflessione continua, poiché Lampedusa è una “soglia tra l’indignazione e la meraviglia” ed ognuno dovrebbe riconoscerne la brezza, il profumo antico del mare, “la meraviglia di scoprire che l’altro è sempre nuovo, irrepetibile, e che l’incontro con lo straniero presuppone apertura e gratitudine”...
Morrone ci vuol spiegare come le necessità economiche, le instabilità politiche, il mancato accesso alle risorse naturali, i conflitti armati, le carestie, la negazione dei diritti fondamentali, le persecuzioni…tutti questi elementi oggi motivo di migrazione, furono cause anche dell'emigrazione italiana. Fattori destabilizzanti che ricorrono, ciclicamente, e che vanno osservati tenendo conto della dimensione che più conta: il problema umanitario. E’ questo, quello che immancabilmente non facciamo. Lo schema che spiega Lampedusa, così come molti altri porti e frontiere, è semplicemente l’iniqua distribuzione delle risorse nel mondo, la nostra incapacità di giustizia, la brama di consumo e di benessere. Qualcuno un giorno scrisse “Vorrei morire ucciso dagli agi. Vorrei che di me si dicesse: "Come è morto? Gli è scoppiato il portafogli". Ecco perché esiste Lampedusa. Morrone ci dice “dovremmo imparare a riconoscere nel fenomeno immigratorio la grande sfida dei poveri all’intera società dei ricchi”. Ci dice “la nostra civiltà della ricchezza fa dell’accumulo di capitale il motore della storia e del suo possesso e sfruttamento il principio di umanizzazione. Questa civiltà non soddisfa, non civilizza”. Stigmatizza il grande show della solidarietà, denunciando come “ai poveri non viene lasciata più neanche la libertà di rifiutare di farsi riprendere, neanche la dignità della loro privacy…[…]il frastuono della solidarietà non fa bene a nessuno”. Evita allarmismi inutili, ma evita anche ipocrisie, scrivendo con disinvoltura che anche le grandi Agenzie Internazionali come l’ONU, la FAO, l’UNESO, l’OMS, non sfuggano a queste ambiguità tra solidarietà e potere, alla solidarietà come forma di controllo sociale. Il suo libro, costruito in maniera scientifica ed estremamente umile, è un promemoria da tenere sotto al cuscino, un monito irrinunciabile. Pochi di noi forse hanno visto, hanno avuto voglia di osservare le immagini del reportage di Fabrizio Gatti che mostrava la fine che fanno gli immigrati espulsi dalla Libia. I corpi disidratati, neri, abbandonati sulla sabbia, uno addirittura in posizione di preghiera. Chi di noi ha voglia di parlare di questo? Lo dice bene, benissimo, Aldo Morrone: “A eccezione degli operatori del CSPA di Lampedusa, tutti, nessuno escluso, e della quasi totalità  degli abitanti di Lampedusa, tutti noi invece dovremo un giorno vergognarci per non aver saputo alzare la nostra voce per contrastare e lottare questo moderno genocidio che, a differenza della navi negriere, accade sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo, sempre pronte a riprendere tutto”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER