L'anarchiste

L'anarchiste
Bologna, anni '90. Francesca e Matteo portano avanti la loro lunga amicizia condividendo compagnie, sogni, scazzi, sballi, la passione per la musica, le idee politiche, la voglia di scrivere, e soprattutto le notti, tante notti passate a parlare, a fumare, a ridere, a piangere, a esplorare un internet preistorico. Amici dalle scuole medie, Francesca e Matteo: lei è stata persino la prima volta di lui, a diciott'anni, prima che lui gradualmente scoprisse e coltivasse la sua omosessualità. Un rapporto strettissimo, quasi simbiotico, che però inizia a scricchiolare quando Francesca conosce Stefano, un ragazzo più giovane di lei di dieci anni con i capelli da indiano. Perché l'enigmatico Stefano attrae sia Francesca che Matteo, e il menage a trois che piano piano si instaura si insinua nella loro amicizia come un dolcissimo veleno...
La musa della trasgressione made in Italy (almeno per anzianità di militanza: era lì a scandalizzare i benpensanti quando Melissa P. faceva ancora le scuole elementari, beata lei) stavolta si guarda allo specchio. O almeno lo fa più dichiaratamente del solito, raccontando una giovinezza colma di pazzie e rimpianti, di miserie e grandezze come tutte le giovinezze. Raccontando una storia d'amor fou e una storia d'amicizia viscerale, la Mazzuccato racconta una generazione e una città, racconta una storia che è tutte le storie. O quasi.

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