L'androide Abramo Lincoln

L'androide Abramo Lincoln
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Louis Rosen vive in un’America devastata dalle malattie mentali. Da quando il McPherson Act è stato approvato dal Congresso, chiunque sia definito ‘instabile’ viene affidato ad Agenzie specializzate che provvedono a ‘normalizzarlo’. E’ successo anche a Pris, la giovane rampolla della famiglia Fraumnzimmer della quale Rosen si innamora. L’azienda della quale Rosen è socio, la Frauenzimmer Piano Company, è sull’orlo di una profonda crisi economica e su suggerimento di Pris decide di dedicarsi ad un nuovo, rivoluzionario business: la costruzione di simulacri, uomini sintetici identici a esseri umani veri in tutto e per tutto. La scelta ricade su Abraham Lincoln e sul suo Ministro della Guerra Edwin Stanton, per sfruttare l’ossessione americana per la Guerra Civile e dare vita a due eserciti di simulacri che la ricombattano di nuovo. Ma l’unico in grado di permettersi un investimento economico così immane è il multimiliardario Sam Barrows, che ha intenzioni tutt’altro che oneste...

Come la gran parte dei suoi protagonisti, L’androide Abramo Lincoln è un libro schizofrenico, perfetto per chi voglia esplorare i tipici temi dualistici della poetica di Philip K. Dick: umano contro artificiale, reale contro irreale, sano contro folle, tutti affrontati con l’ironia che ha reso Dick giustamente immortale. Ma soprattutto si tratta di un romanzo nel quale abbondano gli ingredienti presi di peso dalla vita privata dell’autore, dai suoi personali percorsi mentali. Al centro della narrazione c’è la figura di Pris, instabile, nevrotica, creativa, affascinante: “Considero Pris una persona odiosa, malata e schizoide, una despota. Mi disgusta e mi attrae: il peggiore dei legami”, scrive lo stesso Dick nel breve scritto in appendice alla nuova edizione del romanzo per i tipi di Fanucci. “È una specifica tipologia di anima, che sputa sentenze, è priva di calore emotivo, autoritaria, castrante, intellettuale, originale e talentuosa, il tipo di ragazza che un uomo ammira, a cui finisce per legarsi, di cui non riesce a liberarsi... e dalla quale finisce per lasciarsi distruggere, con sua somma gioia”. Un ritratto che si adatta perfettamente a parecchie delle donne che hanno attraversato la vita dello scrittore americano, con conseguenze più o meno devastanti. L’insanità mentale come potere affettivo, e dall’altra parte dell’incudine la sanità mentale utilizzata come strumento di potere da istituzioni che si arrogano il diritto di conferire patenti di normalità a chi si rivela meno incline alla destabilizzazione sociale. La moneta rotola, i personaggi sono lacerati da conflitti insanabili, da forze che li trascendono e li sfruttano come pedine: sono loro i veri simulacri, mentre i sintetici Lincoln e Stanton paradossalmente mostrano emozioni umane, umanissime (anche in senso deteriore). Un romanzo forse minore, ma paradigmatico, seminale, essenziale nella costruzione della figura letteraria di uno dei massimi scrittori del ‘900.


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