L'anno del coniglio

L'anno del coniglio
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La soluzione prospettata da Jegor Kugar in fondo non era male. Gli garantiva un contratto di lavoro di un anno, il trasporto gratuito nel teatro delle operazioni e un impiego per la sorella. Certo non era convinto che l'idea di fare la prostituta l'avrebbe resa completamente felice, ma c'è poco da recriminare quando il tuo unico bene commercializzabile è quello su cui sei seduta. Per lui, invece, un lavoro come mendicante a Helsinki era un'occasione da non lasciarsi sfuggire. Sempre meglio di rubare macchine o il rame dai cavi del telefono; o peggio di vendere un rene. Quando si è il più misero tra i miseri bisogna imparare ad accontentarsi. Prima di uscire per l'ultima volta da quella casa, Vatanescu si siede sul bordo del letto sul quale Miklos sta dormendo. Senza svegliarlo gli sfila un calzino, prende carta e penna e ne disegna il perimetro. Avrai quelle scarpette, pensa. Papà tornerà e tu diventerai un grande calciatore. Il più grande di tutti…

Praticamente sconosciuto in Italia, in Finlandia Tuomas Kyrö è uno dei più famosi scrittori della sua  (giovane, 39 anni) generazione, apprezzato non solo per l'abilità come romanziere, ma anche come saggista, giornalista, conduttore radiofonico, fumettista e, in passato, anche autore di piccanti racconti pornografici. Un eclettismo che insieme a una grossa dose di umorismo (se cercate sue immagini su Google lo troverete vestito da boscaiolo intento a spaccare, per gioco, ciocchi di legna) si riversa tutto nelle (dis)avventure on the road di questo suo primo romanzo pubblicato in Italia da Iperborea. L'anno del coniglio è la parodia (o forse sarebbe meglio dire il remake picaresco) del celebre romanzo di Arto Paasilinna L'anno della lepre, nel quale l'incontro casuale con una lepre selvatica scatenava nel protagonista (Vatanen) un irresistibile richiamo verso la natura incontaminata, inducendolo a fuggire dalla città per inoltrarsi nei boschi insieme al piccolo compagno. Nel romanzo di Kyrö dalla lepre si passa al coniglio e da Vatanen si passa a Vatanescu, un rumeno disgraziato ma appena ingaggiato dalla mafia russa come mendicante nell'estremo nord Europa e deciso a scalare ogni gradino della scala sociale per raggiungere il suo sogno: comprare delle vere scarpe da calcio per suo figlio Miklos. Anche per Vatanescu l'incontro con l'animale comporterà un rapido stravolgimento della propria esistenza e l'inizio di una lunga serie di strampalate fughe che lo porteranno a vedersela con l'intolleranza (o la generosità, a seconda dei casi) di poliziotti locali, ristoratori vietnamiti, grassi ex militari amanti del naturismo, costruttori estoni, ambientalisti, aspiranti maghi e politici di primo piano. Non si tratta, tuttavia, di una fuga dal mondo metropolitano, quanto piuttosto, come ha giustamente detto Nicola Rainò nella sua postfazione, una centrifuga, un continuo viaggio circolare e senza meta. Un vagabondare impazzito che è insieme comico e commovente, come questo romanzo e come la vita stessa.



 

 

 
 
 
 

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