Lanterne rosse

Lanterne rosse
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Songlian, diciannove anni, arriva in casa Chen esausta dopo un viaggio durato tre giorni. Tra le domestiche c’è chi la scambia per la figlia maggiore del padrone, chi per una parente povera della famiglia Chen, ma nessuna intuisce, sin dall’arrivo, che si tratta della quarta moglie e concubina del padrone, il quasi cinquantenne Chen Zouqian, il quale, data l’età, ha portato avanti la decisione di prendere una quarta moglie più o meno segretamente. La fabbrica di tè gestita dal padre di Songlian è fallita e Songlian, dopo il suicidio del padre, ha dovuto lasciare l’università, ma anziché lavorare ha preferito essere data in sposa ad un uomo ricco, nonostante il monito della matrigna: “…se sposi un ricco, sarai una minore”, alludendo alla posizione di inferiorità delle concubine. Ben presto Songlian fa la conoscenza delle altre mogli del ricco Chen: Yuro, la prima moglie, ai suoi occhi una donna già anziana; Zhouyon, la seconda, dai lineamenti delicati e morbidi e con la quale i rapporti si rivelano, sin dall’inizio, apparentemente distesi e d’amicizia; ed infine Meishan, la terza moglie, schiva, ma di straordinaria bellezza. Dopo le mogli, è il momento di conoscerne i figli, tra cui Feipu, il primogenito della famiglia Chen, figlio di Yuro. Il primo incontro tra i due avviene a tavola, al banchetto in suo onore per il ritorno a casa per la vigilia della festa Chongyang, ma è nel giorno di festa, durante una breve chiacchierata in giardino, che Songlian ha la sensazione che tra loro due sia nata un’intesa…

In questo romanzo breve ma di spiccata intensità compaiono numerose figure, per lo più femminili: non solo le mogli del ricco Chen, ma anche le figlie, le cameriere e le domestiche. L’autore ne descrive accuratamente i profili sin dalle prime pagine, dalle quali è facile intuire i rapporti tra le donne di casa Chen. Rapporti spesso caratterizzati da gelosie, trame segrete e litigi, allo scopo di attirare l’attenzione di Chen Zouqian, a cui sono sottomesse. In questo articolato gineceo, oltre alla figura maschile del cinquantenne padrone di casa emerge temporaneamente quella dell’avvenente primogenito Feipu: due figure, quelle maschili, in contrasto non solo per età, ma anche per modi, maniere e vedute. L’intero romanzo si svolge all’interno di casa Chen, della quale si ha la sensazione che essa rappresenti piuttosto una prigione per le protagoniste e dalla quale anche lo stesso giovane primogenito vuole fuggire, e nei suoi giardini. È proprio dalle descrizioni di questi ultimi che intuiamo lo scorrere del tempo e delle stagioni e tra questi si distingue indiscusso il giardino posteriore, caratterizzato da una pergola di glicine, da un tavolo con alcuni sgabelli di pietra e dalla presenza di un pozzo ricoperto da muschio: luogo di rifugio e di fascino per Songlian, ma al tempo stesso di turbamento, poiché esso cela i più gelidi e inenarrabili segreti di casa Chen. Lo stile del libro è fluido e chiaro, l’alternarsi di descrizioni e dialoghi ci conduce pian piano verso atmosfere sempre più tese e cupe, nelle quali sfociano gli incubi dei morti che tornano, che preludono alla tragedia, quasi attesa ed inevitabile. Libro avvolgente, da leggere quasi d’un fiato. Infine, una piccola curiosità: forse non tutti sanno che il titolo con cui il libro di Su Tong è originariamente uscito in Italia è Mogli e concubine, modificato qualche anno fa per adeguarlo al titolo del celebre film che ne è stato tratto nel 1991, Lanterne rosse appunto, capolavoro del regista Zhang Yimou, interpretato dalla straordinaria Gong Li.



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