L'argine - I dadi - Ana

L'erba piegata dalla pioggia nel punto dove lei si era sdraiata, dove è stato ritrovato il suo corpo. Due ragazze, Saya sedici anni e Arianna diciotto, si affacciano a guardare, riconoscono il posto dalla foto del giornale che  Arianna si è portata dietro e dai resti delle strisce che delimitavano la zona d'indagine. Saya pensa che è un buon posto per morire, forse il migliore... Il ragazzo sta da solo in un edificio scarno e grigio, sebbene intorno a lui ci sia sempre confusione, sembra avvolto da un'ovatta che attutisce il rumore circostante. Gioca con i dadi a qualunque ora del giorno e nella notte sogna molto. Durante uno di quei sogni ha una rivelazione... Veronica scrive nel suo blog e beve lunghe sorsate di tè verde, scrive che bere grandi quantità di tè permette di smaltire i liquidi in eccesso, scioglie i cumuli di grasso e inoltre contiene solo quindici calorie per ogni litro e mezzo...
Tre brevi racconti sull'adolescenza, quell'età di mezzo che non ha vie di mezzo, momento disgraziato e fantastico in cui tutto può ribaltarsi in un momento, quando la vita è ancora indefinita e puoi realizzare qualsiasi tipo di esistenza, un'energia compressa che chiede solo di essere liberata. L'argine parte con il ritrovamento vicino al fiume del corpo di una ragazzina, quella che sembrava essere la più spregiudicata del paese. A seguire la narrazione di Barbara Gozzi (in alcune parti faticosa, con assonanze sgradevoli, es.seno/reggiseno, vago/vagone, in altre veramente poetica), si scoprono segreti agghiaccianti, come le sperimentazioni farmacologiche per malattie rare, ma temi così importanti sono solo accennati, le pagine non bastano neppure a definire i personaggi, che sono compressi in pochi tratti. Una tale ricchezza meriterebbe di essere sviluppata in una narrazione più ampia. (Refuso nella penultima pagina, dove Saya diventa Soya). I dadi è una favola, un viaggio immaginifico, il percorso di un ragazzo per raggiungere la maturità. Cinzia Carta inizia il racconto con il narratore in prima persona che osservava un ragazzo giocare a dadi, poi repentinamente, sempre nella stessa pagina, il narratore inizia a utilizzare una forma impersonale e onniscente, segue i sogni, i pensieri e i cambiamenti del ragazzo, fino alla fine della storia. La forma onirica è difficile da gestire e da comprendere. Ana è un racconto con una struttura completa, lineare e chiara, i personaggi sono vividi, definiti con poche essenziali parole. Uno stile sintetico, efficace, che fa scivolare il lettore nei contorti ragionamenti di una mente disturbata. Si percepisce il malessere che striscia, si avvinghia e non molla, le emozioni che nauseano, la coercizione per il bene e il lettore, come la protagonista, è obbligato a subire quella fine, impotente.

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