L'armata Brancaleone

L'armata Brancaleone

VEDOVA: Divino amore mio, amore mio. Cuccurucu cuccurucù. Sulla mandola lo meo canto s'invola. Cuccurucù, cuccurucù...

BRANCALEONE: Cuccurucù...

VEDOVA: Godiamo, pecchiamo. Che è la morte? Che ci resta da vivere? Mordi.

BRANCALEONE: Ho fame di baciare. Vieni, dove fuggi?

VEDOVA: Dammiti prendimi, prendimi e dammiti. Cuccurucù.

BRANCALEONE: Cuccurucù, prendimi e dammiti, godiamo e pecchiamo, cuccurucù cuccurucù. La tua pelle avvampa. Febbre d'amore? Anch'io lo voglio.

VEDOVA: No, su quello letto no.

BRANCALEONE: Lo perché? Dammiti prendimi cuccurucù...

VEDOVA: No, vi morì lo meo marito.

BRANCALEONE: Ulla, quando?

VEDOVA: Iere.

BRANCALEONE: Iere? Di che malanno?

VEDOVA: Come di che malanno? De lo gran morbo che tutti ci piglia: la peste!

Nel 2005 l’Associazione Philip Morris Progetto Cinema ha deciso, su indicazione del regista Giuseppe Tornatore, di restaurare, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, uno dei più grandi successi di critica e di pubblico in tutta la storia del cinema italiano: L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, il cui negativo originale versava in cattive condizioni. Il restauro, curato dal grande operatore Giuseppe Rotunno, ha restituito agli antichi fasti uno dei film-cardine della storia del cinema italiano, a metà tra commedia all'italiana e sperimentazione linguistica, per via della meravigliosa sceneggiatura scritta in una sorta di grammelot da Age e Scarpelli, che già nel 1966 Pietro Bianchi su Il Giorno definiva "una lingua sapida, arguta, venata di modi gergali che ha il sapore del pane nero e dell’acqua di fonte"...
Il libro curato da Della Casa contiene la sceneggiatura completa, foto inedite a colori, interventi critici di studiosi di cinema di fama, interviste a Mario Monicelli e ai protagonisti, una marea di retroscena gustosi... in una parola, una meraviglia.

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