L'arte di correre sotto la pioggia

L'arte di correre sotto la pioggia
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Denny è un pilota automobilistico anche se, per ristrettezze economiche, si arrangia lavorando in officina. È sposato, innamorato e ha una bambina. Non solo, ha anche un grandissimo amico: il suo cane Enzo, fedele compagno che lo osserva e lo segue con sguardo, orecchie, naso. Se potesse esprimersi a voce lo seguirebbe anche con le parole. Enzo – nome scelto in onore di Enzo Ferrari – è un cane atipico, ama guardare la televisione, vorrebbe avere il pollice opponibile e spera di potersi reincarnare – secondo l’ultimo documentario sulla Mongolia da cui si è lasciato affascinare dovrebbe riuscirci! – in un uomo. Almeno potrebbe finalmente parlare con Enzo, esprimergli tutti i suoi pensieri, condividere con lui ogni emozione ed essere una buona persona. La vita mette a dura prova Denny: prima la morte della moglie, poi l’affidamento di Zoë ai nonni materni – benestanti e ottusamente decisi a voler educare per principio la piccola – da ultimo anche l’accusa di molestie su minore. Non sarà per niente semplice riuscire ad uscire dalla palta, ma la forza di volontà, un briciolo di buona sorte e la compagnia costante e rincuorante di Enzo possono rendere tutto possibile. Riottenere una figlia che gli spetta di diritto e partire per l’Italia, destinazione Maranello, team Ferrari… sì, anche questo sembra essere possibile...
Garth Stein, Nato a Los Angeles e appassionato da sempre di auto e di animali, è al suo terzo romanzo, che è rapidamente diventato (con merito) un grandioso bestseller non soltanto perché tratta un tema caro a moltissimi – ovvero il rapporto viscerale che è possibile instaurare con i nostri amici a quattro zampe – ma per il coinvolgimento che riesce ad esercitare sul lettore e per il messaggio positivo che lancia. Un’opera diretta, senza fronzoli né concetti astrusi, accessibile senza farsi banale o stereotipata, con la geniale trovata di far parlare proprio Enzo, narratore onnisciente, acuto osservatore, confidente paziente e calmo. La visione che Enzo propone al lettore è spesso originale, molto più chiara e brillante di quella che potremmo formulare noi, forse perché è un essere puro e privo di impalcature mentali cementate e per quanto umanizzato mantiene intatte le qualità di ogni buon cane. Quello che Stein vuole esprimere (in un’intervista afferma quanto per lui sia vitale pensare di far leggere il libro ai suoi figli) è l’importanza di proiettare positività nella nostra vita per riaverla indietro in forma di risultato, proprio come farebbe un pilota, fronteggiando il problema reale, in velocità, con l’unico pensiero di volercela fare. Una storia toccante, drammatica a tratti, ma anche positiva, di ritorno alla vita, di conquista e di libertà.  Tutto è possibile, se lo si desidera. Difficile da immaginare realizzabile nell’oggi che ci avvolge di preoccupazioni e pensieri spiacevoli, ma vale la pena tentare.

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