Lascio che l’ombra

Lascio che l’ombra
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Aris Dal Pozzo, docente di Antropologia e Sociologia nonché autore di numerose opere letterarie, è scomparso da tre anni. Tre anni durante i quali nessuno l’ha più visto né sentito. Tre anni nei quali alcuna informazione, traccia, segnale a lui relativa è giunta. Le ricerche non hanno condotto ad alcun risultato degno di nota e, così come i media col passare del tempo fanno calare l’attenzione sul caso, anche la collettività inizia a vedere sbiadita la propria memoria. Ma per Giulia è diverso. Dopo tre anni dalla sparizione dell’uomo decide di tornare nell’antico borgo rurale dell’infanzia, nella vecchia casa di famiglia che, neanche a farlo apposta, confina con quella di Aris. Giulia arriva col treno del pomeriggio e percorre il viale che porta al borgo, inerpicandosi lungo la sua leggera salita, lungo il pendio abitato del colle. Pochissime persone vi abitano ancora, famiglie che si tramandano terreni e storie di generazione in generazione o, per lo più, persone che tornano al borgo solo per le vacanze estive. Il chiavistello della porta fa fatica a scorrere e a ogni movimento brusco genera un rumore fortissimo che rimbomba nel vuoto della casa, una villetta fatta di pietra e a forma di elle, con veranda e giardino, e rievoca alla sua memoria i ricordi di un’infanzia lontana fatta di feste, castagnate d’ottobre e pranzi in famiglia. Accanto, poco distante vi è la casa di Aris. Giulia la osserva, scruta la ghiaia, le aiuole coperte di edera, il portico e soprattutto la zona di servizio con piante profumate, la rimessa per gli attrezzi, i fili dove stendere i panni, in cui Aris a volte si andava a nascondere. Giulia si è fatta un’idea circa la sparizione di Aris Da Pozzo, un’idea strana e forse folle alla quale non riesce a non pensare. Ed è per questo che è tornata al borgo: per investigare. Ed è sempre per questo che resta a fissare la casa dell’uomo mentre i pensieri assumono forma…

Lascio che l’ombra è il nuovo romanzo di Paola Baratto, giornalista e scrittrice bresciana. L’autrice compone una storia colma di mistero e colpi di scena che sanno attirare l’attenzione del lettore pagina dopo pagina, trascinandolo attraverso un’investigazione privata, fantasiosa e lungimirante e per strade inesplorate come quella dei testi di alchimisti del Cinquecento, aspetto questo che incuriosisce e crea un’atmosfera misteriosa dal sapore antico. Giulia, la protagonista, è una scrittrice e nel piccolo borgo compie la sua ricerca privata incontrando i vecchi amici di Aris, in particolare il vecchio professor Console il quale, a suo modo, ha elaborato una teoria altrettanto singolare circa la sparizione di Aris. Il lettore ha modo di viaggiare nelle pagine della Baratto grazie a una voce narrante personale, riconoscibile e coinvolgente che sa raccontare senza svelare troppo, mantenendo il segreto e il mistero di questa storia noir fino all’ultimo, in un crescendo di enfasi e mistero che rende la lettura interessante e scorrevole. La scrittura è sapiente e ricercata, intessuta di parole preziose ed espressioni accurate. Lo stile elaborato ma mai pedante arricchisce questo romanzo costituendo un perfetto rivestimento per una storia che è capace sì di intrattenere ma anche di far riflettere sulla natura umana e sulla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. Un romanzo, dunque, avvincente che coniuga mistero e parola, suspense e letterarietà. Pagine che meritano di essere lette.



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