L'assassino dei bordelli

L'assassinio dei bordelli
1907, New Orleans. A Storyville, quartiere del vizio, Valentin St. Cyr, un mulatto dal sangue italiano, ex poliziotto, fa il tirapiedi del boss della città, tra whisky, bordelli, voodoo e racket. Una misteriosa catena di omicidi di prostitute insanguina il quartiere: le ragazze vengono uccise in modi diversi, ma vicino al cadavere viene sempre trovata una rosa nera. St. Cyr deve svolgere indagini parallele a quelle della corrotta ed inefficiente polizia della città, e ben presto scopre che tutti gli indizi sembrano portare a Buddy Bolden, geniale trombettista alcolizzato che proprio in quegli anni sta “inventando” il jazz. Un bel problema, perché Bolden è il migliore amico di Valentin...
Riti magici e tavoli da poker, tamburi africani e ance di ottone, sudore su corpi color del cioccolato, bourbon, sangue e spezie: il romanzo di David Fulmer si ammanta di tanti suoni e sapori intriganti, mescolandoli ad una vicenda solidamente noir, ma rimane una storia di musica. Jazz, ragtime, blues: musica del diavolo, suoni selvaggi incomprensibili per i bianchi, portati dagli schiavi, cantati nei campi di cotone del sud (le cosiddette work songs, che i poveri braccianti usavano per scandire il ritmo del loro duro lavoro e per alleviare la fatica). Proprio nei primi anni del ‘900 New Orleans, al delta del grande fiume Mississippi, è il crogiuolo dove nasce la musica nera moderna. I musicisti neri raccolgono i tanti strumenti a fiato abbandonati dagli eserciti dopo la Guerra di Secessione (cornette, trombe, clarinetti, tromboni, bassi-tuba), sommano la ritmica pulsante dei tamburi della loro terra d’origine e i loro canti pieni di tristezza e creano una forma musicale nuova e antica al tempo stesso. L’ autore non si limita a mettere sullo sfondo questa temperie culturale, ma utilizza personaggi realmente esistiti: oltre a King Buddy Bolden, il pianista Jelly Roll Morton, da molti ritenuto il vero padre putativo del jazz come oggi lo conosciamo. Tra poliziotti ottusi e violenti, sesso mercenario e disperato, povertà e morte si muove Valentin St. Cyr, un eroe complesso come il suo DNA, col suo passato nero di violenza e i suoi slanci di generosità: proprio lui, assieme alla bella prostituta Justine, alla sguattera Sally, al mefistofelico King Bolden e alla inquietante maitresse-strega Emma la Francese è il centro di gravità di un romanzo che vive molto più della ricchezza dei suoi personaggi e dell’indubbio fascino dello sfondo storico, piuttosto che di una architettura narrativa abbastanza fragile, anche nei suoi mediamente prevedibili colpi di scena. Fulmer non pigia l’acceleratore quanto potrebbe sul tema del degrado delle case di tolleranza di inizio secolo, e questo a volte è un peccato, come il terribile, breve capitolo dedicato al locale di Emma la Francese dimostra. Ma quando si lancia a descrivere le svisate folli e l’anarchia ritmica della tromba di King Buddy Bolden, si commuove, si esalta, ci emoziona.

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