L'attentato

L'attentato
Nel 1977, dopo che le Brigate Rosse avevano ucciso a Torino il loro avvocato quasi ottantenne Fulvio Croce per bloccare il processo che aveva imputati alcuni dei loro fondatori tra cui Renato Curcio e Alberto Franceschini, cominciò la cosiddetta “campagna di primavera” che ferì alle gambe, a colpi di pistola, tre giornalisti tra i quali Indro Montanelli. Qualche mese più tardi il vice direttore de La Stampa Carlo Casalegno, partigiano e genero dell’illustre storico Luigi Salvatorelli, scriveva della necessità che i politici, aspettando la sentenza della magistratura, allontanassero dalle posizioni di potere chi era stato condannato in processi, i sospetti colpevoli, e in ogni caso gli inetti. Ma denunciava anche la pericolosa molteplicità dei gruppi armati in Europa: “Fino a quando svolgono un’attività politica, per quanto di un esasperato estremismo, esercitano un diritto garantito dalla legge democratica, che non ammette censura sulle opinioni. Ma quando organizzano o favoriscono azioni violente, provocano o compiono azioni delittuose, quei gruppi escono dalla legalità, e non possono chiedere allo Stato né tolleranza, né impunità. Le sedi politiche, in questo caso, diventano “covi”, e vanno chiuse; e i militanti politici, trasformati in squadristi, debbono essere perseguiti come autori di reati”. Pochi giorni più tardi, il 16 novembre, gli spararono alla testa, e morì in ospedale dopo 13 giorni di agonia...
Scritto dal figlio della vittima, traduttore del Faust Einaudi e collaboratore de Il Sole 24 Ore Andrea Casalegno, L’attentato è un libro importante. Non solo perché l’omicidio Casalegno è ritornato alla memoria meno di un anno fa, quando Giorgio Napolitano ha protestato per la tribuna televisiva che è stata offerta all’assassino Raffaele Fiore. Si tratta del racconto, due volte sofferto, di quanto avvenne prima e dopo la morte del padre da parte di un uomo che in quegli anni militava in Lotta Continua (l’allora direttore dell’organo di stampa del gruppo diede la notizia con l’aggressivo titolo: “Hanno colpito Carlo Casalegno, giornalista conservatore e codino”) e si opponeva a una classe politica che - allora come oggi - si imponeva sul cittadino-suddito senza avere risolto molti dei propri guasti: avidità di potere, corruzione, ignoranza. A rendere avvincente e talvolta poetica la narrazione tutta privata di quelle che l’autore definisce storie di famiglia sono non solo la scrittura chiara e diretta, ma anche certi dettagli intimi e attenti, come la rabbia che Andrea descrive nel pensare che sono più gli anni che è durata la sua bici che non quelli che ha vissuto con la moglie. Il libro è uscito in occasione del Salone del libro di Torino, e la presentazione si può vedere qui.

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