Lavorare manca

Lavorare manca
C’è Milano Est, una terra di tangenziali. C’è via Rubattino, c’è via Caduti di Marcinelle e quella che una volta era l’Innocenti, dove negli anni Sessanta e Settanta lavoravano quattromila operai: oggi tra quelle mura c’è l’Inse con cinquanta opera e grandi macchine. Monfalcone è sul mare, il punto più a nord del Mediterraneo, ma dal centro città non si vede il mare. Tutto gira intorno ad una fabbrica di ottocentomila metri quadri, da più di cento anni là dentro hanno vissuto e lavorato migliaia e migliaia di operai. Dal cantiere viene il 50% del PIL dell’intera provincia di Gorizia e attorno ad esso ruota l’intera economia della città. E poi c’è la FIAT, che negli anni Ottanta e Novanta ha ricevuto dallo Stato “ottomila miliardi di lire e ne ha spesi seicento per far dimettere una parte dei 24.000 operai che ha cacciato da Mirafiori”…
Senza ombra di dubbio il 2013 è stato l’anno più difficile per il lavoro in Italia, le cifre parlano chiaro. Più di tre milioni i disoccupati, concentrati soprattutto nel sud del Paese che diventano, conti alla mano, nove milioni e mezzo di persone in difficoltà economica di cui quasi cinque vivono in una condizione di povertà assoluta. Un viaggio drammatico attraverso le storie di uomini e donne che all’ombra di FIAT, Innocenti, Fincantieri, Omsa, Carbosulcis vivono il precariato, la cassa integrazione, la disoccupazione,  la condizione di esodati.  Un racconto che parte “dal basso” e dà voce - grazie ai giornalisti d’inchiesta Giovanna Boursier (Report, Il Manifesto) e Gabriele Polo (ex direttore de Il Manifesto e autore di molti libri tra cui Affondata sul lavoro, Ediesse 2013) - alle lotte, alla rabbia, alle proteste, alle speranze di uomini e donne che si muovono in silenzio alla ricerca di un riscatto.

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