Le 17 equazioni che hanno cambiato il mondo

Le 17 equazioni che hanno cambiato il mondo
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Il quadrato costruito sull’ipotenusa di un triangolo rettangolo è uguale alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. Sembra quasi un ritornello, ma la frase cela un segreto di portata planetaria, che tradotto in forma algebrica diventa a2+b2=c2. Ossia, l’equazione che “ha guidato l’umanità lungo il cammino che ci ha portati alle attuali conoscenze di geografia del nostro pianeta”. Il teorema attribuito a Pitagora, matematico greco vissuto nel VI secolo a.C., ha consentito infatti di misurare piccole, grandi, enormi aree del pianeta, di calcolare le rotte di navigazione, di costruire mappe cartografiche affidabili e di correlare la geometria all’algebra. E che dire del logaritmo? Sostituendo il calcolo del prodotto, ossia la moltiplicazione, con un’operazione matematica assai più semplice come l’addizione, ha consentito di semplificare e velocizzare il procedimento per l’elaborazione di un gran numero di dati. È quel che serve per i calcoli complessi relativi a fenomeni astronomici come le eclissi o per la descrizione delle orbite planetarie. E benché i logaritmi, “strumenti matematici analogici”, siano stati in parte soppiantati dai computer, il ricorso alla funzione log è ancora necessario. Quando nel 2011 un devastante terremoto colpì le coste orientali del Giappone, la centrale nucleare di Fukushima andò incontro a un tragico incidente. Grazie ai logaritmi è stato possibile calcolare il decadimento radioattivo nel tempo. E come sarebbe possibile conoscere e teorizzare le leggi che governano l’universo senza il calcolo infinitesimale inventato quasi trecentocinquanta anni fa da Isaac Newton, a cui si deve anche la legge di gravitazione universale. Ma se state pensando che di cotanta scienza poco ci importa, immaginate cosa sarebbe il mondo attuale senza i satelliti, le trasmissioni televisive e la rete GPS. Insomma, se non esistessero le equazioni, “il nostro mondo non esisterebbe nella sua forma attuale”. Le equazioni però, hanno un pessimo difetto, fanno paura…

Chissà perché - viene da chiedersi leggendo il libro di Ian Stewart - i libri di storia siano infarciti di racconti di guerre e disastri, re e regine, e mai menzionino un’equazione? In fondo, è ormai acclarato come il corso della storia dell’umanità, l’ascesa e il declino delle civiltà, sia stato più volte modificato dalla scoperta di un’equazione. Complice forse, un tipo di insegnamento scolastico poco integrato, siamo abituati a separare gli ambiti della conoscenza in compartimenti stagni. Distinguiamo con rigore le materie con i quaderni a righe da quelle che richiedono i quadretti e non ci riesce affatto immediato collegare la linea della storia, il continuum dell’evoluzione umana con i percorsi a complessità crescente della matematica, della fisica, della biologia. Ian Stewart, professore emerito di matematica alla Warwick University e appassionato divulgatore scientifico, nella sua vasta produzione saggistica destinata al grande pubblico sembra proprio voler corrispondere alla missione di mettere in relazione reciproca la storia umana e le scienze. Si parte dalla temuta matematica, per approdare alle scienze della vita. Addentrarsi nei suoi testi non è un’esperienza di lettura leggera come un romanzo della letteratura rosa, ma in compenso, riuscire a capirlo dà la stessa soddisfazione provata da un principiante giocatore di bowling al suo primo strike.



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