Le altissime torri

Una cartolina dal 1989. I mujahidin e i jihadisti di origine araba stanno stringendo d’assedio Jalabad, importante nodo strategico perché chi domina la città domina il passo Khyber. Al potere non ci sono più i sovietici, che si sono appena ritirati, sconfitti ignominiosamente, ma il governo comunista afgano voluto da Mosca, a cui tutti danno poche settimane di vita. In una grotta, un Osama Bin Laden debilitato e sofferente per una grave ipotensione attende che l’amico, compagno d’armi e medico personale Ayman az-Zawahiri gli pratichi una flebo. Proprio nel momento in cui l’ago sta per entrare nella vena, un bombardiere sgancia i suoi ordigni nei paraggi. Polvere, frastuono, paura, ma nulla di grave: la grotta ha tenuto. Dopo qualche minuto di silenzio, Zawahiri fa per tentare di nuovo di inserire l’ago nel braccio di Bin Laden, ma ecco che un nuovo attacco aereo flagella il suolo proprio sopra alle teste degli jihadisti rifugiati nella grotta. Passato il rombo degli aerei, un miliziano fa notare spaventato che ogni volta che il medico tenta di inserire la flebo cadono le bombe e quindi lo esorta a soprassedere. Zawahiri fa un mezzo sorriso, parlando di coincidenza e superstizione. Ma di nuovo, appena fa per procedere, una terrificante serie di esplosioni getta tutti a terra. Quando si rialza, Zawahiri fa per rialzare l’asta della flebo, e tutti gridano di non farlo. Un miliziano arabo, senza una parola, prende il flacone di vetro e lo scaglia contro una parete di roccia. Osama, a terra, sorride. In questo aneddoto c’è molto del rapporto tra l’arabo rampollo di una famiglia ricchissima (anche se marginalizzato dal fatto che sua madre dopo la sua nascita è stata ceduta in sposa da suo padre a un suo collaboratore, prassi deprecabile ma molto diffusa anni fa) – coraggioso e anticonformista ma povero di cultura e idee – e il medico egiziano, teorico del jihad e animato da un fuoco rivoluzionario sin dall’adolescenza ma privo del carisma necessario a catalizzare un movimento terroristico. Una strana amicizia che amicizia non è, una comunione d’intenti che assomiglia tanto a un reciproco completarsi, ma comunque un rapporto destinato a incidere profondamente sulla storia del mondo islamico…

Da dove parte la strada che conduce all’ombra delle altissime torri che sono implose quel fatidico 11 settembre 2001? Cosa ha spinto e spinge centinaia, migliaia di musulmani a tramare nell’ombra pianificando lo sterminio degli abitanti degli Stati Uniti? Perché due alto-borghesi che avrebbero potuto condurre una vita agiata e tranquilla dedicano la loro esistenza intera alla guerra santa? Chi sono l’arabo Osama Bin Laden e l’egiziano Ayman az-Zawahiri? Perché odiano così tanto gli Stati Uniti? Che vita hanno vissuto prima di diventare icone del terrore? Chi è stato Sayyd Qutb e quale influenza la sua storia e il suo pensiero hanno avuto sull’Islam? Come è nata al-Qaeda e qual è il suo programma politico? Il monumentale saggio del giornalista del “New Yorker” Lawrence Wright esplora questi interrogativi grazie a un’imponente mole di documenti spesso inediti e/o finora riservati, più di 550 interviste, un apparato bibliografico impressionante. Ma senza pedanteria, professoralismo, noia. Anzi emozionando con la forza pura delle informazioni: Wright racconta facendo il percorso inverso dei mass-media, ritrasformando le icone in esseri umani a tutto tondo, cercando di capire, interpretare, analizzare le ragioni di uomini come noi che hanno fatto scelte radicali, estreme, forse deliranti ma che non possono essere liquidate con uno slogan, un luogo comune, uno schierarsi acritico. Più che indagare sulla dinamica esatta dei fatti dell’11 settembre (sulla quale continuano a permanere pesanti interrogativi, anche se – è bene dirlo – questo saggio non fa parte di quelli tesi a svelare una qualche teoria del complotto), Wright ne cerca le premesse, ne rintraccia i prodromi: l’effetto è quello di assistere, capitolo dopo capitolo, al formarsi di una valanga che piano piano tutto travolge, fino all’impatto finale, ammesso che sia già giunto. Illuminante. Nel 2018 dal libro è stata tratta la serie The Looming Tower, diretta da Craig Zisk e Michael Slovis e interpretata da Tahar Rahim, Jeff Daniels, Peter Sarsgaard: nata sulla piattaforma Hulu, in Italia è distribuita da Amazon Video.



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