Le assetate

Le assetate
“L’ex Benelux è oggi, nel cuore dell’Europa, il Paese più chiuso del mondo”. Nel 1970 la Rivoluzione rovescia il potere nei Paesi Bassi, e l’anno seguente si estende al Belgio e al Lussemburgo. Governato da una dittatura femminista, oggi l’Impero delle donne è dominato dal culto della Pastora Judith, succeduta alla madre Ingrid, colei che ha dato vita a un’utopia. Pierre-Jean Gould, vulcanico ed eccentrico tuttologo, dopo interminabili trattative con alcuni emissari dell’Impero, riceve finalmente il permesso straordinario di varcare i confini del Belgio e organizza così una spedizione, scegliendo come compagni di viaggio cinque esponenti della vanesia intellighenzia parigina. Langlois, studioso di questioni geopolitiche e di servizi segreti, è un tipo curioso ma che preferisce tenersi lontano dai tronfi accademici, come Jean-Michel Golanski, flemmatico fondatore e direttore di un settimanale; il giornalista Lucien Bordeaux è invece uno di quelli che amano far parlare di sé, soprattutto per le sue stravaganze. Le due donne sono molto diverse l’una dall’altra: Capucine Lotte, militante ambiziosa e fanatica, è una bambolina spumeggiante, mentre Léonore Alvert, giornalista scaltra e mondana, è un’icona della causa femminista, pur avendo una reputazione di autonomia rispetto al movimento. Gould e la sua banda si apprestano a compiere un’impresa epocale, e la curiosa accoglienza che le soldatesse riservano loro non è che l’inizio di una lunga serie di sorprese...
Bernard Quiriny, giurista belga trentacinquenne, autore di racconti fantastici, approda al romanzo con un’opera corrosiva. Le assetate è al contempo una mordace satira sulla tentazione totalitaria, una caustica parodia del femminismo radicale e una feroce denuncia delle derive dell’intellettualismo francese. Con uno stile asciutto e impeccabile l’autore dà vita a una sorprendente favola distopica, in cui gli uomini - ridotti in schiavitù, umiliati nella carne e nell’animo, annientati con aberrante ferocia e sadico piacere - “fanno di tutto per evirarsi”, illudendosi che questa “offerta” alla Pastora li salverà. Ma abusi e violenze sono occultati - in modo piuttosto goffo - alla combriccola dei francesi in trasferta, evidenti caricature di Bernard-Henri Lévy, Philippe Sollers e Julia Kristeva in visita alla Cina di Mao. La Viragoland dell’ucronia di Quiriny è il set perfetto per parodiare i patetici vezzi degli intellettuali, megalomani preoccupati soltanto di ostentare le loro eccentriche performance e aumentare il proprio patrimonio. L’autore però dà il meglio di sé quando ridicolizza il fervore femminista, fondato sulla sorellanza, che si rivela essere un’inquietante isteria di massa. Un odioso regime di polizia, sorvegliato dalle onnipresenti brigadiere e sorretto da una propaganda fallofobica dai toni grotteschi, appare alle belghe come il miglior posto del mondo. Ma di pura apparenza si tratta, perché persino tra queste donne esaltate e indottrinate fino alla nausea serpeggiano malumore e scetticismo, come apprendiamo dal diario di Astrid Van Moor, suddita invidiata per i privilegi ottenuti ma che cela un segreto pericoloso. È proprio in queste pagine che Quiriny mostra un mirabile talento nello scandagliare la psiche umana nei suoi recessi più oscuri. E nonostante l’atmosfera sia spesso claustrofobica e cerebrale, gli riesce pure di strappare qualche sorriso. Sono tanti, e nessuno banale, i motivi per cui vale la pena di leggere Le assetate, un libro incantevole, la cui unica nota stonata dell’edizione italiana è la prefazione firmata da Lidia Ravera, che annoia e spazientisce, farneticando sulla presunta misoginia di Quiriny, il quale - stiano tranquilli i lettori - ha scritto un’opera dotata di una sensibilità e un’intelligenza davvero straordinarie.

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