Le avventure di Huckleberry Finn

Le avventure di Huckleberry Finn
Povero Huckleberry Finn, uno non fa in tempo a ritrovare 6.000 dollari in monete d’oro sul fondo di una caverna che subito i cittadini di Saint Petersburg ti acclamano e un’anziana vedova ce la mette tutta per allontanarti dalla truce realtà della strada, adottarti e fare di te un bravo ragazzo. Ma uno che vive di stracci, espedienti, piccoli furtarelli e dorme sul fondo di una botte ce lo vedreste a pregare timoroso in giacca e cravatta prima di iniziare i pasti? E così la fuga sembra l’unica alternativa percorribile, tanto più se un padre anziano e alcolizzato è sulle tue tracce per beccarsi il gruzzoletto che hai ritrovato insieme a Tom Sawyer, pronto a reinvestirlo in sonore ubriacature. Solo che il povero Huck non fa in tempo a realizzare in che guaio si è cacciato che suo padre l’ha già sistemato in una baracca di legno sulle fangose sponde del Mississippi, legato mani e piedi e costretto alla prigionia. Rimane ben poco da fare, se non tentare in ogni modo di liberarsi, inscenare la propria morte spargendo sul pavimento sangue di maiale selvatico e prendere la via del fiume a bordo di una zattera. Ma i colpi di scena non finiscono: arrivi sull’isolotto di Jackson e chi ti rincontri? Proprio quel negro di Jim, impegnato a fuggire verso il sud per liberarsi dalla schiavitù. Esiste forse compagno di viaggio migliore da chiedere al destino? 
Pubblicandolo a dieci anni di distanza da Le avventure di Tom Sawyer, con questo romanzo Twain decide di dare un nuovo taglio alle vicende che muovono da Saint Petersburg lungo il corso del Mississippi. Una delle differenze più evidenti tra i due testi è il grado di maturità che Twain cerca di dare a questa nuova narrazione, il libro infatti non deve essere catalogato nella letteratura per ragazzi, Twain desidera che l’opera sia adatta ad un pubblico adulto, senza tuttavia escludere quello adolescente. Ne risulta così un libro dalla doppia profondità, che mantiene da un lato la vivacità delle avventure tragicomiche che hanno reso celebre il duo Sawyer-Finn, ma dall’altro cerca di esplorare ed esporre le dure condizioni di vita di schiavi e appartenenti ai ceti meno abbienti, che sul finire dell’ottocento - in particolar modo nel Sud degli Stati Uniti - paiono come rappresentanti di uno strano mondo popolato unicamente da pregiudizi, credenze, facilonerie, truffe e stregonerie di ogni genere. Altra nota che differenzia Le avventure di Huckleberry Finn da quelle di Sawyer è la scelta della narrazione in prima persona, lasciata condurre proprio dalla voce di Huckleberry, con il suo inconfondibile tono sbiascicato e volutamente rude che evoca modi e dialetti tipici del Sud. In questo testo ritroviamo quindi una sorta di emancipata ribellione che, dal grido giullaresco e bambinesco di Tom Sawyer, ha saputo trasformarsi in una fuga dalla società tanto desiderata quanto realizzata - con tutti i rischi che ciò comporta.

 

 

 

 
 
 
 
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