Le avventure di Oliver Twist

Le avventure di Oliver Twist
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È una notte gelida quella che accoglie al mondo il piccolo Oliver. La madre è stata soccorsa appena tre giorni prima, svenuta, denutrita, infreddolita e ora che gli ha dato la vita è pronta ad andare incontro alla morte. Oliver non ha un padre che si prenda cura di lui e fin dalle prime ore annaspa su uno squallido giaciglio lottando per respirare. Superare l’infanzia si rivela una sfida quotidiana: poco cibo, pochi abiti, poco affetto, in compenso punizioni corporali e umiliazioni in grande quantità. Quando ha nove anni un evento cambia la sua sorte. È stato sorteggiato dagli altri bambini per chiedere al Direttore dell’ospizio per orfani una razione in più di farinata. Oliver si avvicina all’uomo e porge la piccola ciotola: “Per piacere, signore, ne vorrei ancora”. domanda intimidito, inconsapevole delle ripercussioni che l’imprevisto atto di ribellione avrà su di lui. Oltre alle bastonate di rito, il bambino riceve un vero e proprio marchio d’infamia, additato di fronte ai compagni come esempio di corruzione, creatura del Diavolo e futuro pendaglio da forca. L’istituto ora non può che liberarsene. Viene affisso un cartello fuori dal portone in cui è scritto che chiunque vorrà prendere con sé Oliver Twist avrà un premio di cinque sterline. L’offerta fa gola a un miserabile spazzacamino sommerso dai debiti, il signor Gamfield, che si accinge a bussare immaginando come gli sarà utile quel piccolo orfano, di certo abituato alla disciplina e abbastanza scheletrico da potersi infilare in ogni camino di Londra…

Considerato il capolavoro di Charles Dickens, pubblicato a puntate tra il 1837 e il 1839 sulla rivista “Bentley’s Miscellany”, soggetto ad analisi e critiche, compendio di spunti di ogni genere sulla società dell’epoca, Le avventure di Oliver Twist è l’esempio di come si possano scuotere le coscienze narrando le vicende di un ragazzino all’interno di un sistema sociale apparentemente ordinato e coerente, ma che in realtà nasconde falle, corruzione, ipocrisia, perbenismo e una negligenza sconcertante nei confronti dei più deboli. Strazianti, pur col garbo narrativo dickensiano, le descrizioni di donne e bambini morti di fame, pelle e ossa, al freddo e al buio nelle loro case fatiscenti o riversi lungo i marciapiedi, dove vengono recuperati e portati negli ospizi, non sempre luogo di salvezza. Ed è vivida l’immagine del primo pasto di Oliver fuori dall’orfanotrofio: un mucchietto di avanzi messi da parte per il cane, che il bambino divora con tale foga da lasciare disgustata la signora Sowerberry che glieli ha offerti. Il bene e il male non sono attribuibili a definite classi sociali. Egoismo, crudeltà e arroganza appartengono ai vagabondi di strada e alla buona borghesia vittoriana. L’uso della violenza fisica e del carcere verso i bambini è angosciante, lo sfruttamento del lavoro minorile fino ai più infimi livelli, la fame è strumento educativo e di controllo: “Voi lo avete supernutrito, signore: avete risvegliato in lui un animo e uno spirito artificiali, non convenienti a una persona della sua condizione, come vi dirà lo stesso Consiglio. Che cosa hanno a che fare i poveri con l’anima e con lo spirito? È già abbastanza che si permetta loro di avere un corpo”. Dickens non ha risparmiato nessuno, non si è tirato indietro nel descrivere l’oscurità d’animo che si cela dietro una apparente rispettabilità. Oliver è solo uno dei personaggi più riusciti del romanzo, nella descrizione del male in forma umana figure come quella di Fagin, l’ebreo tutto rughe dalla folta chioma rossa che indossa una logora zimarra di flanella e alterna moine e minacce, spiccano grazie a una malvagia fascinazione. All’opera sono stati dedicati film, adattamenti televisivi, musical e sono numerosi i premi ottenuti da queste trasposizioni, in particolare si ricorda l’adattamento cinematografico di Carol Reed realizzato su ispirazione del musical del 1960, che nel 1969 vinse cinque premi Oscar. E ancora oggi ristampe, nuove traduzioni e saggi critici rendono omaggio a Le avventure di Oliver Twist.



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