Le avventure di Tom Bombadil

Le avventure di Tom Bombadil

“Il vecchio Bombadil era un tipo assai allegro,/ stivali gialli aveva e la giacca color cielo,/ cinture e brache in cuoio, colore verde prato;/ sul cappello una piuma che ad un cigno avea strappato”. Il suo passatempo preferito è cogliere ranuncoli nei prati ma anche sedere per ore sulla sponda del Sinuosalice. Un giorno, mentre la sua lunga barba penzola nell’acqua, Baccador la bionda, figlia del fiume, lo tira giù per scherzo. Ma Tom Bombadil può comandare a tutti gli elementi della natura e così intima alla bella ragazza di tornarsene nelle profondità delle acque; poi comanda a Uomo-Salice di farlo uscire dal tronco in cui lo ha stretto mentre se ne stava al sole ad asciugarsi; al Tasso e alla sua famiglia che lo hanno trascinato per il cappotto nelle loro gallerie ordina di riportarlo all’aperto e scaccia persino lo Spettro dei Tumuli che vuole trascinarlo con sé sotto terra. Nessuno può catturare Bombadil! Poi, un giorno che lei tra i giunchi sta cantando canti acquatici agli uccelli, Tom afferra e tiene stretta Baccador e la fa diventare sua sposa. “Seduto sull’uscio rami di salice tagliava / mentre Baccador le bionde trecce pettinava”… “Seduto solo sul suo sedile in pietra il Troll / Sgranocchiava e rosicchiava un vecchio osso liso e rotondo”. Lo rosicchia ormai da molti anni, mentre se ne sta solitario nella sua grotta, perché non trova più carne. Ma un giorno arriva Tom con i suoi stivali gialli e si adira molto col Troll perché quell’osso è lo stinco di suo padre Tim e dovrebbe stare al camposanto. A nulla vale la giustificazione del Troll: “Quest’osso qui io l’ho rubato./ Ma ossa in un buco non han significato./ Tuo padre era ormai scheletro stecchito/ Quando del suo stinco mi son impadronito!/ Morto, defunto e seppellito!/ Lui può dare lo stinco a un vagabondo/ Perché non ha bisogno del suo osso rotondo”. Tom, però, non vuole sentire ragioni: “Pirata, ladro e farabutto!/ Anche s’è morto gli appartiene ancor tutto,/ Perciò dai qua quell’osso, o mi faccio brutto!”. Il Troll sghignazza e minaccia di mangiarlo: finalmente avrà un po’ di carne fresca da assaporare, “ma credeva ormai di aver il pranzo pronto,/ che con un pugno di mosche rimase come un tonto,/ In quattr’e quattr’otto Tom gli fu dietro,/ E gli diede un possente calcio nel retro./ Così impari, soffri e sconti!/ Tom pensò che un calcio nel posteriore/ Sarebbe stata la cosa migliore”. Tom, però, non ha considerato che la carne di un troll, seduto da anni e anni da solo su un colle, è dura come pietra e quando dà il calcio è come darlo a un monte imponente: “Rise il Viandante sentendo di Tom il lamento,/ Sapendo che per i suoi piedi il calcio era stato un tormento”…

Nello sconfinato universo immaginario partorito dalla mente visionaria e geniale di J. R. R. Tolkien esiste un personaggio misterioso appartenente ad Arda – il mondo nel quale avviene ogni evento – sulla cui natura si interrogano da sempre i critici e gli esegeti appassionati dell’opera ponderosa dello scrittore inglese. Questo personaggio è Tom Bombadil, presente nel primo libro della saga Il signore degli anelli, La compagnia dell’anello (assente però nella versione cinematografica) e in due delle sedici poesie che compongono la raccolta Le avventure di Tom Bombadil, addirittura considerato una entità non appartenete in maniera propria alla mitologia tolkieniana. Cosa sappiamo di lui? Nella saga è descritto con una lunga barba castana e luminosi occhi azzurri in un viso pieno di rughe e rosso come un pomodoro maturo. Indossa un vecchio cappello con una piuma di cigno nella fascia, che poi sostituisce con una lunga piuma blu. Gli Hobbit non ne comprendono i poteri, come non concepiscono i poteri di Gandalf, ma sono sorpresi perché indossa l’anello senza diventare invisibile e soprattutto senza subirne la malvagia attrazione; questo accade perché è padrone di se stesso, e pur tuttavia non può competere con Sauron. È troppo grande per essere un hobbit e non è alto come la Gente Alta, è impossibile catturarlo e imprigionarlo e può comandare agli spiriti della natura. Tom Bombadil è un anziano bizzarro, allegro e buffo, parla in rima, canta e balla ed è molto legato alla sua terra, viene definito infatti il “Messere della Vecchia Foresta”, dove vive con la sua sposa Baccador, figlia del fiume, nella sua dimora dove accoglie Frodo Baggins e gli altri Hobbit, dopo averli salvati dal Vecchio Uomo Salice. Quando Frodo cerca di saperne di più, riceve risposte evasive ed enigmatiche come “Il più anziano, ecco chi sono”. Nella Lettera 153 Tolkien, un po’ ambiguamente, dice che Tom Bombadil “non è un personaggio importante per il racconto” ma che “svolge un certo tipo di funzione” e che è come “un commento”, qualcosa che sembra avere un significato per lui senza tuttavia spiegarne il perché; poi, nella Lettera 174, aggiunge che è meglio che alcune cose restino inspiegate e che un esempio di queste cose è appunto Tom Bombadil. Humphrey Carpenter nella sua biografia - l’unica autorizzata dagli eredi - scrive che “Tom Bombadil nella famiglia di Tolkien era una figura ben nota, poiché il personaggio prendeva lo spunto da una bambola olandese che apparteneva a Michael”, il figlio secondogenito, e che era spesso protagonista delle storie inventate dal professore per i suoi figli fino alla fine del 1920, nonché della poesia Le avventure di Tom Bombadil pubblicata nel 1934 sull’“Oxford Magazine”. Alla fine degli anni ’30, Tolkien dice al suo editore Stanley Unwin di voler scegliere questo personaggio come protagonista di un seguito de Lo Hobbit, ma questa proposta non si concretizza. Non va in porto nemmeno l’idea del 1946 di pubblicare Il cacciatore di draghi che avrebbe contenuto la poesia. Finalmente un progetto vede la luce nel 1962 quando Tolkien rielabora vecchie poesie, riprende Le avventure di Tom Bombadil e scrive Tom Bombadil va in barca; nasce così la raccolta che leggiamo oggi. Curioso che sia stata una zia di Tolkien a proporre a suo nipote nel 1961 di lavorare ad “un piccolo libro su Tom Bombadil”, un’idea che piacque alla casa editrice Allen & Unwin. Per concludere la lunga storia di questa piccola raccolta, due curiosità. Pare esista una terza poesia dedicata a questo misterioso personaggio intitolata Once Upon a Time inclusa in un libro per bambini, Winter’s Tales for Children 1 del 1965, edito da Macmillan Publishers. L’edizione della raccolta del 1963 de Le avventure di Tom Bombadil è un testo magnifico, reso più prezioso dalle illustrazioni di Pauline Baynes. Nella prefazione dell’autore a questi sedici racconti in versi – alcuni più simili a filastrocche, altre a scioglilingua (naturalmente meglio apprezzabili nella versione originale, compresa nel volume), altre ancora a ballate romantiche - Tolkien sostiene che “la presente raccolta è tratta dai pezzi più antichi, che riguardano per lo più leggende e gesta della Contea alla fine della Terza Era, e che pare siano stati composti dagli Hobbit, in particolare da Bilbo e i suoi amici, o dai loro diretti discendenti”. Le poesie, inoltre, apparterrebbero ad una tradizione orale e conterrebbero spesso invenzioni in stile elfico; tuttavia le poesie di origine hobbit si distinguerebbero per l’uso “di parole strane e artifici metrici” e per essere “allegre e frivole, almeno in apparenza”. Questa piccola e deliziosa raccolta farà la gioia di chi conosce il mondo meraviglioso di Tolkien e che certamente ne apprezzerà meglio le atmosfere, ma probabilmente divertirà chiunque voglia cimentarsi nella lettura. D’altra parte, esiste qualcosa scritta da J. R. R Tolkien che non risulti divertente?



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