Le bugie uccidono

“Dobbiamo pranzare insieme, non può essere morta. Lo vedrete, è certamente un errore”. Continua a ripetere questa litania Victoria Neri, fotografa affermata e socia di una prestigiosa agenzia. A sé stessa al suo socio e soprattutto al commissario Carrara, che è andato a farle delle domande, comunicandole la morte della sua amica Bibiana Clos. Si aggrappa a quell’appuntamento fissato la sera prima, Bibiana le ha detto di doverle parlare di qualcosa di importante, semplicemente non può essere morta e se continua a ripeterlo se ne convinceranno anche gli altri, anche quel commissario. Pietosamente dopo un po’ i sensi la abbandonano ma quando si risveglia il pensiero torna a Bibiana, la sua amica che ora è al freddo – e lei odia il freddo – e al buio, deve andare da lei. Alternando questa preoccupazione al pensiero di uno sbaglio, Victoria si arrende al compagno ma continua a pensare a Bibiana, anche dopo che Roberto è riuscito a convincerla che non la lascerebbero entrare all’obitorio, che sarebbe meglio se provasse a dormire e affrontare tutto il giorno dopo, a mente fredda. Ma nemmeno nel sonno Victoria riesce a smettere di pensare e il pensiero diventa sogno che affonda nel passato. Bibiana è la seconda persona davvero importante nella sua vita che la abbandona morendo. Ha perso il padre molti anni prima, in un incidente stradale, ci ha messo anni ad accettare quella perdita e quel dolore adesso le torna addosso prepotente a confondersi con quello nuovo…

Seconda prova di scrittura che Vanessa Incontrada – attrice, presentatrice e modella spagnola, volto più che noto della televisione e del gossip italiano – affronta a quattro mani con la madre, Alicia Soler Noguera, che da tempo collabora con varie case editrici spagnole e ha frequentato numerosi corsi di scrittura creativa a Barcellona. Il primo libro che mamma e figlia hanno scritto insieme è stato una specie di omaggio alla memoria dell’adorata signora rispettivamente nonna e mamma, (peraltro presentissima anche qui) dispensatrice di amore di saggezza e soprattutto imprescindibile nella vita delle due donne. Questo romanzo, che si apre con la morte di Bibiana e la comparsa di un commissario, in realtà non è un giallo, l’indagine – se così vogliamo chiamarla – scorre su due binari, quello della polizia e quello personale di Victoria che, incalzando e pungolando il povero commissario, ripercorre passo passo la strada che da Barcellona, dove è nata, l’ha portata prima a Follonica ancora bambina, poi di nuovo in Spagna – dove nasce e si cementa l’amicizia con Bibiana – per arrivare infine a Milano, dove realizzerà sia la sua vita personale che quella professionale e dove, sia pur per strade diverse, nel frattempo è approdata anche l’amica. La trama è abbastanza interessante, soprattutto per quanto riguarda la scoperta del colpevole, ma la cosa che può risultare davvero interessante è il viaggio nelle vite delle donne coinvolte. La crescita della madre di Victoria e Anita, il rapporto pieno di rabbia e di amore di complicità e di scontri, la nonna, una figura quasi magica che pacifica tutti. La crudezza della vita di Bibiana, vittima di una madre anaffettiva che trova rifugio nella casa di Victoria, diventando per lei una sorella. Uno spaccato con qualche nota autobiografica – di striscio – che fa intuire una buona fantasia, chissà se ne arriveranno altri.

 


 

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