Le ceneri di Angela

Le ceneri di Angela
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Angela è la mamma di Francis, un bambino irlandese che nasce a New York tra le due guerre mondiali, nella miseria più totale. Spedita in America da sua madre, Angela di Limerick conosce Malachy, uno del Nord dell’Irlanda con il muso lungo, e le viene il “tremaginocchio”. Nasce Francis e poi un altro Malachy, e poi i gemelli Eugene e Oliver, e poi finalmente una femmina, Margaret. Angela continua a partorire mentre suo marito continua a essere disoccupato: se poi c’è qualche spicciolo da spendere, torna a casa tardi ubriaco, e obbliga i figli ad alzarsi in piedi per cantare insieme a lui canzoni patriottiche irlandesi. Quando muore Margaret e Angela resta di nuovo incinta, le zie di Frank rimediano i soldi per rispedire la famigliola in Irlanda. Ma, e questo è l’incipit del romanzo, “Era meglio se i miei restavano a New York dove si erano conosciuti e sposati e dove sono nato io. Invece se ne tornarono in Irlanda che io avevo quattro anni, mio fratello Malachy tre, i gemelli Oliver e Eugene appena uno e mia sorella Margaret era già morta e sepolta.” Infatti in patria le cose non migliorano, anzi. Angela tira a campare con l’aiuto della San Vincenzo e il sussidio di disoccupazione. Muoiono uno dopo l’altro i gemelli, ma nascono Michael e Alphonsus detto Alphie. Nel frattempo Frank va a scuola, prende la comunione e va al cinema come i suoi coetanei. È quando suo padre va in Inghilterra a lavorare durante la guerra, e non spedisce alla famiglia i soldi che guadagna, che Frank deve cominciare a lavorare per portare a casa qualche scellino…

Questo romanzo autobiografico ha vinto il premio Pulitzer nel 1997 ed è l’opera d’esordio di un insegnante che, arrivato a sessant’anni, ha deciso di raccontare la sua infanzia: “Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è ancora peggio”. Che a narrare tutto questo sia un bambino ironico e sognante, rende certi passi esilaranti. Come quando Frank vomita nel giardino di sua nonna tutto il pranzo preparato in onore della sua comunione, e la donna lo spedisce dai gesuiti a chiedere cosa deve fare ora che “c’ho Dio nel giardinetto”. Lo può lavare? Deve usare acqua normale o acqua santa? Ma di cattolicesimo è pregna ogni pagina, sia che racconti di preghiere a San Giuda (il patrono dei casi disperati), sia che descriva la rozzezza di rapporti familiari vissuti nella povertà assoluta. Anche per questo risulta felice la scelta di tradurre la parlata di Limerick con il gergo del popolo romano, che più di altri ha subito la presenza e il governo del clero.



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