Le cose si toccano

Le cose si toccano
La realtà è certamente intrecciata in un’intricatissima trama grazie, ma non solo, all'intreccio di differenti culture e storie. Per il noto  filosofo indo-catalano Raimon Panikkar, il pluralismo è l’unico modo per comprendere questa realtà consistendo in una rinuncia a credere di possedere la verità ultima delle cose, smettendo di imporre un’opinione assoluta; in questa prospettiva l’incontro con l’altro e le esperienze emotive tendono a realizzare quella che Panikkar definisce comunione: “una forma dello stare insieme in cui non sussiste una valutazione di convenienza, ma un rapporto relazionale, un legame affettivo, restituendo alla relazionalità il carattere della condivisione di esperienze”. Il pensiero di Panikkar rappresenta un anello di congiunzione tra Oriente e Occidente, dove convergono diverse storie con origini multiformi ed inedite, indiane e cristiane, istanze universitarie e spirituali, tramite le quali si impone - quasi come un imperativo categorico - l'importanza del dialogo nel pensiero autentico tra le discipline e le culture, tra le opinioni e le religioni. Il problema del pluralismo certo esiste, e sorge quando si presenta un’incompatibilità tra visioni diverse del mondo e, allo stesso tempo, esse sono forzate a coesistere e cercare la propria sopravvivenza: è la storia del nostro mondo, direbbe qualcuno. Ma il pluralismo di cui si parla in questo testo è ben diverso, ed inizia con il riconoscimento dell'altro da sé che esplica l’identico nella relazione e nella scoperta della propria diversità, nella ricerca di un linguaggio aperto per cui la diversità e data sempre in relazione a partire da se stessi, garantendo un'impostazione di universale dialogo tra culture che tendono ad unirsi se interpretate con la sapienza della filosofia di Panikkar...
Paolo Calabrò, laureato in Scienze dell'informazione e in Filosofia e redattore del Centro Interculturale Raimon Panikkar Italia, presenta  l'esistenza di una filosofia - la metafisica “cosmoteandrica” – che permette, almeno in linea teorica, di risolvere le contraddizioni tipiche delle idee di soggettività della realtà come il relativismo, aspirando invece all'accordo tra l'autentico e l'irrinunciabile che leghi insieme le diverse culture e storie umane: perché nessuna di esse è superflua e o inutile nella conoscenza complessiva dell'essere del mondo e  ignorare ciò ha condotto, secondo l’autore, alle conclusioni epocali tangibili della nostra storia, di fronte ai problemi globali e di importanza vitale, come i conflitti bellici e le crisi ecologiche che si profilano inesorabili; tutto ciò nell'evidenza quasi brutale che occorre una complessità dell'approccio ai saperi – un’epistemologia complessa diremmo oggi - perché nessuno è in grado di risolvere, in maniera individuale e isolata dagli altri, le problematiche globali guardando monoliticamente la cultura. Occorre il contributo di tutti, e tutti siamo chiamati a fare il nostro. Dobbiamo far tesoro della filosofia di Panikkar al fine di stabilire un dialogo fecondo tra le diverse forme umane del sapere: solo così, per Calabrò,  possiamo liberare l'umanità dall'angoscia esistenziale ricercando come senso e significato ultimo dell'esistenza il silenzio dell’incontro autentico con la verità.

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