Le donne di Gioachino Rossini

Le donne di Gioachino Rossini

Se per certe situazioni la Chiesa prima si è opposta e poi ha ammesso i castrati nel coro, fondamentalmente si è trattato soltanto di una modalità per sbarrare la strada alle donne, ma al di fuori di questo, gli evirati sono una moda e come tale, una volta passata non è più considerata come un’opportunità economica da sfruttare per i figli della classi meno abbienti. Il Regno d’Italia nel 1861 vieta la castrazione, ma è solo Pio X che mette il definitivo punto nel 1903. Ma i castrati non sono surrogati delle cantanti, casomai temibilissimi concorrenti con una preparazione di prim’ordine, coltivata sin dall’infanzia e sempre specializzata: questo e solo questo fa la differenza nell’essere scritturati al posto di soprani e contralti donne, tra le quali ci sono comunque le dive di spessore che non hanno problemi di alcun tipo, perché sono ricercatissime. I castrati hanno dalla loro anche una specifica conformazione fisica che li rende di statura più alta della media, particolare non indifferente nella ricerca di un’autorità scenica di grande impatto. Già alle origini dell’opera i castrati condividono con stelle femminili di primo piano il firmamento musicale e il grande amore per il genere musicale appena nato non permette comunque al pubblico di scegliere troppo per il sottile a proposito del sesso dei cantanti. D’altronde è altrettanto normale vedere donne nei panni di un principe, di un condottiero, di un semidio. Una cosa è certa: la presenza dei castrati contribuisce a creare ruoli di grande spessore drammatico e musicale e scuole di belcanto che rappresentano quel paradiso vagheggiato per tutta la vita da Gioachino Rossini che lo considera modello classico di perfezione artistica...

Accurato lavoro di ricerca di Roberta Pedrotti su molti aspetti della vita e del lavoro di Gioachino Rossini, sondando anche lati curiosi come l’affidare l’apertura di un volume dedicato alle donne del compositore pesarese alla figura dei castrati e di come, senza malizia né morbosità, Rossini chiese a Liszt di intercedere per lui presso il papa, per l’ammissione in chiesa delle donne affinché potessero partecipare all’esecuzione del suo ultimo capolavoro. La “Petite messe solennelle” con dodici cantanti dei “tre sessi” rappresentava l’ideale estetico. Tra le sue donne del volume, quindi, non soltanto personaggi specifici, come la madre, le mogli, le sue cantanti e le cantanti della sua epoca, ma direttamente i personaggi femminili delle sue opere, con un esame accurato anche delle loro figure e del linguaggio che veniva usato per loro, analizzate e messe a confronto una con l’altra e ciascuna con un contesto storico e culturale, con dati reali e opportunamente documentati. Ma se, alla luce di tutto questo, quello che immaginiamo è un volume denso di citazioni e di sfoggio culturale attraverso una scrittura noiosa e troppo complessa, il nostro è proprio un errore! Roberta Pedrotti rende tutto così leggero e divertente che si vorrebbe non finire mai di leggere. D’altronde, così come sostiene la prefazione di Gianfranco Mariotti, presidente onorario del ROF (Rossini Opera Festival di Pesaro) che lui stesso creò nel 1980, la studiosa è una “tipa tosta” e lo è sempre stata, sin da ragazzina, con il suo desiderio di conoscere, con la passione per la cultura, per il teatro in musica e, al tempo stesso, la voglia di esprimere queste sue conoscenze, le sue intuizioni, i risultati del suo studio e di mettere tutto per scritto, diventando una delle voci più autorevoli della critica musicale italiana.



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