Le donne di troppo

Clevedon, 1872. Il dottor Madden rimane vedovo troppo presto, con sei figlie da accudire e far crescere. In fatto di donne, il medico ha le idee molto chiare. Matrimonio e figli. Casa e famiglia. Il mondo delle donne inizia e finisce qui. Unica distrazione concessa: la lettura. Niente di rivoluzionario: l’ipotesi che le ragazze lavorino non è neanche minimamente presa in considerazione. Rhoda Nunn è legata da qualche tempo a quel vivace gruppetto di ragazze che vedono in lei un riferimento capace di affascinanti conversazioni intellettuali. Ma le sue idee radicali rendono il confronto poco stimolante: il signor Madden non intende sprecare tempo a discutere tesi improbabili. E di tempo, ne rimane ben poco, purtroppo. Una chiamata d’urgenza, una corsa in calesse e una caduta. Fatale. Le ragazze sono costrette, all’improvviso, ad imparare a badare a se stesse, con una rendita discreta che il padre è riuscito a mettere da parte. Ma la sorte dimezza il gruppo di sorelle, lasciando alle tre rimaste gli interessi sul capitale per vivere dignitosamente. Sedici anni dopo Virginia raggiunge Monica a Londra in cerca di lavoro. Una stanzetta in affitto è sufficiente per lei. Dopo poco, la raggiunge sua sorella Alice. Entrambe preoccupate per il loro futuro e alle prese col far quadrare i conti. L’unica ad essere lanciata verso una prospettiva matrimoniale è Monica. Inaspettata, arriva una lettera di Rhoda Nunn. E con questa, una interessante quanto bizzarra proposta…

Gli ideali romantici sviano le donne dal loro percorso verso l’autostima, portandole a scegliere il matrimonio più come mezzo di sostentamento che come unità di intenti. Accettare chiunque pur di non restare sole non può che essere garanzia di sofferenza. Ma le ‘donne di troppo’, quelle che, più o meno volontariamente, scelgono di restare sole, di non essere legate ad un uomo, rappresentano un piccolo esercito che, se ben formato, può cambiare il mondo. La missione di Rhoda è, appunto, rendere libera ogni donna. Un’impresa titanica. Le donne di troppo si rivela un moderno inno all’emancipazione che, però, vuole salvaguardare la componente emotiva che salva dall’orgoglio, dalla durezza, dalla solitudine. Attraverso quadretti di vita matrimoniale e non, sullo sfondo della Londra vittoriana, emergono, in un romanzo corale e partecipato, i due fulcri attorno al quale ruota tutto il racconto: Rhoda e Everard. Due possenti personaggi, finemente tratteggiati, che rappresentano l’individualismo e l’impegno sociale, la tradizione e l’innovazione. Con contorni non sempre nettamente definiti. Un capolavoro, rimasto finora purtroppo inedito in Italia, dal respiro moderno (pur nello stile tipicamente ottocentesco che lo rende a tratti ridondante) che raccoglie più prospettive, nel quale sembra prevalere il ribaltamento degli stereotipi. Ma non ci si aspetti il lieto fine: Le donne di troppo lascia, al lettore contemporaneo, un retrogusto amaro che sa di riflessioni quanto mai attuali.



 

 

 

 
 
 
 

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