Le due metà del mondo

Le due metà del mondo

Torino, 4 luglio 2000. Inizia l’esame di maturità. Finalmente termina un percorso di sopravvivenza in una scuola polverosa e puzzolente, nella quale nulla ha la benché minima parvenza di ordine, equilibrio, senso. Solo squallore. Una scuola comoda soltanto perché vicino casa. L’aspetta un futuro in fabbrica ed un lavoro sicuro. Esattamente ciò che Maria non avrebbe mai voluto per sé: desiderava diventare psicologa e mettere in ordine i pensieri delle menti altrui. Salvatore, famiglia benestante, è il suo unico salvagente. Insieme alla lettura. Maria divora, spinta dalla curiosità e dalla necessità di capire e mettere ordine anche nella sua testa, tutto quello che le capita a tiro: romanzi, riviste. Perfino la Bibbia. Ma i soldi non bastano per arrivare a fine mese e Maria deve dare una mano. Il più presto possibile. Addio studi universitari. La felicità è un lusso che la sua famiglia non può permettersi. L’arrivo di Omar non fa che confermare l’attitudine all’infelicità dell’intera famiglia. Nato prematuro, Omar rivela un ritardo mentale. Nulla sarà più come prima. In casa regna la più assoluta ed ineluttabile tristezza e, da buoni siciliani, i suoi genitori, vogliono fare tutto da soli, senza chiedere aiuto ad alcuno. Ma l’orgoglio e l’incapacità di riconoscere il bisogno di un sostegno li porterà verso una china che sembra inarrestabile…

Maria ha un bisogno ossessivo di ordine: il caos del mondo la spaventa e la disorienta. La sua vita di adolescente è fatta di sogni e di relazioni che non sempre risultano gratificanti. La dura realtà è un colpo troppo pesante da sostenere per il suo fragile animo. Per una famiglia di emigrati dal sud, l’unico vero riscatto è il lavoro duro in fabbrica. Ma questo a Maria non basta. Il suo piccolo mondo, fatto di poche, selezionate relazioni rischia di diventare una prigione. Maria lotta contro il mondo, ma soprattutto contro se stessa. Le due metà del mondo racconta la fatica di crescere, ma soprattutto la difficoltà nell’affrontare le sofferenze e curare le ferite, quelle profonde, quelle che lasciano solchi incolmabili. Andare avanti, rinascere, ricominciare. Non sembra esserci altra via. Con uno stile diretto e delicato, e una capacità magistrale di navigare attraverso la mente umana, la giovanissima Marta Morotti dimostra una maturità di analisi psicologica e una sensibilità attenta al particolare fuori dal comune. I dettagli che fanno la differenza stanno tutti nel sapore delle piccole cose, nel valore dei gesti semplici e nella risonanza interiore di ogni attimo vissuto. Con intensità. La stessa intensità che risuona tra le pagine di questo delicato, profondo, appassionato e commovente romanzo.



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