Le due vie del destino

Le due vie del destino
Eric Lomax aveva un quadro dell’artista scozzese Douglas Mackeller appeso nel corridoio di casa sua: raffigurava la stazione di Glasgow nel 1880. Quel quadro, molto lineare, quasi rozzo e semplicistico nel suo messaggio, lo faceva commuovere perché gli ricordava il suo passato e la sua grande passione per la tecnologia e in particolare per le radio, i treni e le stazioni ferroviarie. Essendo nato nel 1919 ed essendo il figlio di un uomo che “si era fatto da sé”, Lomax ammirava i vantaggi dell’era post-industriale, il profondo cambiamento della sua Inghilterra, cresciuta in maniera esponenziale a cavallo fra le due guerre. È con il ricordo di quel dipinto in testa che l’ufficiale britannico Eric Lomax cavalca tutto il tempo della sua vita, dall’infanzia a Edimburgo agli anni giovanili, passando per la prigionia e le torture subite dai giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, quando è da loro costretto a costruire insieme ad altre migliaia di uomini come lui la Ferrovia della Morte Birmania–Siam, fino alla maturità, abitata da una moglie fedele e paziente, Patti, e dall’ombra dei fantasmi del passato…
Vincitore di numerosi premi nell’ambito della non-fiction (NCR Book Award e J.R. Ackerley Prize), il memoir di Eric Lomax, oggetto di un film recente con Colin Firth e Nicole Kidman, è un percorso straordinario che il protagonista compie all’interno della propria anima ricostruendo la sua vita drammatica e al tempo stesso interessante. Ma non solo. Perché il volume di Lomax mette in campo tante altre sfere emozionali, fatte di quotidianità e di ricordi terribili, che rendono il suo percorso totalizzante sul piano personale e storico perché il suo sguardo di reduce, uomo di scienza e soprattutto di individuo è un vero e proprio viaggio dentro il Novecento. Stranamente, rispetto ai milioni di libri autobiografici scritti sull’esperienza del grande conflitto, questo aggiunge davvero qualcosa. Dirompente e toccante, soprattutto nel racconto del periodo di prigionia e allo stesso tempo rigoroso e distaccato, in perfetto equilibrio fra saggio storico (ricco di dettagli) e autobiografia intima e personale, Lomax, scomparso nel 2012 a 93 anni, dimostra grande senso del ritmo e della forma.

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