Le emozioni ferite

Le emozioni ferite
Il linguaggio delle emozioni racconta “quello che si svolge in noi, nella nostra psiche”: a volte con voce sanguinolenta trasduce l’insorgenza e l’evoluzione nel tempo dell’angoscia e del dolore, altre volte invece può andare oltre la sofferenza psichica per raccogliere in un timbro intermittente, creativo e inquieto il gesto dell’arte e della poesia in una ricostruzione metaforica dell’emozione. La percezione di ciò che si affaccia da dentro sulla soglia delle emozioni è lo specchio significante della nostra vita, del suo territorio animoso e boschivo, fatto di silenzi e di gioie, di solitudini e di oblio, di memorie sospese in aree semantiche mai decodificate. E’ l’analisi attenta sulla ricostruzione delle emozioni, del modo in cui esse vengono manipolate in segreto dalla mente e sulla possibilità e sul dovere che abbiamo  di imparare ad interpretarle perché sono portatrici di “una conoscenza che ci trascina nel cuore di alcune esperienze di vita irraggiungibili dalla conoscenza razionale”...
Il libro di Eugenio Borgna, primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara e libero docente in Clinica delle malattie nervose e mentali presso l’Università di Milano, muove sulle tracce di “sconfinati orizzonti di senso” in cui le parole rapprese si schiudono e si aprono gli sguardi, i gesti, i versi. L’autore tenta di scucire l’essenza da ogni emozione che prende corpo e indaga sulla gioia che pulsa radiosa e fuggente, sulla solitudine silente e fascinosa che permette all’io di ascoltare l’attesa, l’angoscia, lo smarrimento. Ci indica il silenzio come strumento per ascoltare le emozioni, per decifrarle e agirle. Ogni silenzio ha un suo linguaggio che va ascoltato  nel “suo spazio vitale” popolato dagli umori dell’animo che galleggiano inafferrabili e attendono di essere esperiti al di là di ogni intenzione. Si apre una riflessione fenomenologica su uno dei sensi più luminosi: lo sguardo. E’ un mito come il sole di Icaro che attrae, ma può bruciare le ali. Dunque la capacità di guardare e l’essere guardato sono analizzati come “categorie ineliminabili della conoscenza emozionale in psichiatria”e riferiti come incontri luminosi e leggeri o mondi abbaglianti indesiderati. L’autore fa ritorno a Dante:”Quando con li occhi li occhi mi percosse”, per restituire alla forza e alla potenza visionaria del verso l’ineluttabile connotazione semantica. Si stringe poi intorno al linguaggio esistenziale e psicotico dell’angoscia nella poesia. Lo sguardo si dirige sulla lirica visionaria e immaginifica che avvolge Friedrich Hölderlin fino all’ascesa ineluttabile della follia nella sua esistenza. Ad essa scorre parallelo l’io lirico di Clemente Rebora altrettanto carico di tensione evocativa e visionaria, ma certamente lontano dall’angoscia psicotica e musicato da un’angoscia esistenziale che ha rotto il silenzio creativo. Il libro raccoglie sia le emozioni ferite che le emozioni perdute, le emozioni della vita normale e quelle della vita psicopatologica, quelle ritrovate dalla poesia e quelle intercettate da noi nella memoria quotidiana. In ogni caso da questa lettura ognuna di esse riemerge intatta dai nostri siti boschivi, irradiata come nuova, scortata da una scrittura fluida puntuale ed elegante, con qualche fuga lirica quietamente creativa. E’ l’esplorazione sorprendente dell’”incandescenza emozionale” della poesia in tutta la sua pregnanza semantica attraverso gli spazi vitali di due grandi poeti. Passa l’emozione profonda e sorprendente di aver sempre inteso ognuna di queste emozioni.

 

 

 
 
 
 
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