Le escluse

Le escluse
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La Varienne e Luce sono madre e figlia, le uniche entità di un nucleo familiare ristretto in cui né gli uomini né altre persone troveranno mai posto. Luce ha sei anni ed ha sempre vissuto con sua madre, una donna considerata da tutti una ritardata, senza conoscenze, incapace di articolare un pensiero e persino di parlare. Anche Luce sembra essere destinata allo stesso destino di ignoranza, i suoi contatti con il mondo esterno sono inesistenti, il suo cervello atrofizzato, concentrato sui soliti gesti di ogni giorno, incapace di aprirsi a nuovi stimoli o alle elaborazioni anche più semplici di un’idea. Poi arriva il giorno in cui Luce deve cominciare la scuola, un evento traumatico che segna il primo vero distacco tra madre e figlia e che getta entrambe in uno stato di prostrazione inconsolabile. Luce non è una bambina come gli altri, dissimula la vergogna ma fatica ad apprendere qualsiasi cosa, si chiude su se stessa e rimane “nel torpore di chi non riesce a comprendere”. Nonostante la dedizione e l’impegno della Signorina Solange, la sua maestra, Luce appare sin da subito un caso disperato, un’alunna inabile a ritenere qualsiasi insegnamento e insofferente alla condivisione con gli altri. Dura poco quindi, qualche giorno e Luce decide di non tornare più a scuola. Si ammala, si ricongiunge con la madre in un nucleo che appare indistruttibile, le due ritrovano la simbiosi spezzata, imparano a guardarsi con occhi diversi, sanno, senza poterselo dire, quanto il loro amore sia esclusivo e invulnerabile. La signorina Solange non si rassegna, cerca di parlare con entrambe, manda dei compagni di classe in avanscoperta presso una casa che sembra inaccessibile, ma poi finisce per capire. E in una ritirata che porta i segni della sconfitta del suo ardore pedagogico, scoprirà che le parole sono da sempre un viaggio di scoperta complicato ma possono trovare tante strade per arrivare al cuore…

Pubblicato per la prima volta in Francia nel 2000, Le escluse è un piccolo capolavoro di circa settanta pagine, scritto da una delle autrici di punta nel nuovo panorama narrativo nord africano. Residente in Francia dall’età di cinque anni ma nata ad Algeri da padre tunisino e madre italiana, Jeanne Benameur si fa interprete di una generazione coraggiosa, certamente segnata dalle complesse dinamiche dell’esilio e della ricerca di una matrice identitaria. Una lingua asciutta la sua che la traduzione di Claudia Mansueto rende in maniera perfetta, preservandone i tratti essenziali e diretti. La storia di La Varienne e di sua figlia Luce è un grandioso esercizio pittorico su carta, il loro piccolo mondo lontano dal resto, la loro isola incastonata in un oceano sconfinato di silenzi e sguardi non dati vengono descritti con una maestria e un’attenzione al dettaglio che commuovono. Luce e sua madre sono affette da un ritardo cognitivo, non comunicano con le parole ed è proprio questo a rendere il loro legame indissolubile e così profondo. Lo scontro con la vita reale, nel momento in cui Luce affronta la sua avventura scolastica, corrisponde ad uno strappo profondissimo per entrambe, che finisce per lacerare un tessuto nato e cresciuto su ripetute e consolanti consapevolezze, giorni sempre uguali, il fermo immagine su una esistenza che non può e non vuole cercare altro di diverso da sé. “Esistono nel mondo degli amori incapaci di riflettere delle sensazioni, degli amori opachi. Mai l’abbandono troverà le parole necessarie per guidare il loro cuore. Dietro le palpebre chiuse, i loro occhi sono spalancati ma non cercano niente. Nessun sentiero, nessuna strada potrà mai raggiungerle”. L’irruzione della Signorina Solange nel loro ménage per cercare di traghettare Luce fuori dal buio che la circonda, seppure animata dai più nobili ideali pedagogici, nella realtà, rappresenta una violenza che arriva drammaticamente ad incrinare un equilibrio sacro ed inviolabile. Luce non ha maturato gli strumenti per confrontarsi con ciò che trova all’esterno, la sua emancipazione dovrà quindi necessariamente passare attraverso strade diverse, secondo un percorso del tutto personale che piuttosto che lasciarla in mare aperto le offra le sponde necessarie per non naufragare. Solange non si rassegna, non capisce che in fondo, come le dice un suo vecchio professore, “non si accede al sapere senza che ci sia la motivazione necessaria. Senza convincimento non c’è felicità e la conoscenza è, prima di ogni altra cosa, gioia”. Quella gioia che Luce ritrova ogni giorno solo tra le braccia di sua madre, in quella bolla perfetta che attutisce i rumori del mondo e le regala il conforto di un nucleo inviolabile. L’autrice resta convinta che non si possa avanzare sul sentiero della conoscenza senza avere delle buone radici che ci tengano ancorati a terra, che solo dopo aver sviluppato un senso di appartenenza ad un qualsiasi tipo di comunità si affinino gli strumenti per apprendere e quindi per avanzare. La Benameur sa che non si fabbricano dei buoni alunni ma li si accompagna piuttosto su una strada che per molti può essere piena di paure. Luce supera le sue fragilità da sola, traendo forza ed energia in un contesto che è quello familiare/materno di cui non teme nulla, ma che anzi le fornisce i mezzi necessari per iniziare un nuovo cammino. Luce impara, attraverso “un viaggio lento e complesso” a prendere confidenza con l’abecedario, “sotto le sue dita, prima le lettere e poi interi vocaboli si materializzano.” Improvvisamente quello che dimora fuori da lei non la spaventa più, “le parole esistono, le parole vivono” ovunque e Luce continuerà a cercarle e a camminare con loro. Le escluse è un libro anticonvenzionale ma soprattutto uno strumento di conoscenza e il modo per riflettere sulla delicatezza di certi meccanismi come quello dell’apprendimento che non vengono spesso considerati con la giusta attenzione e sensibilità. Una nota di plauso anche per la casa editrice Ortica, una piccola realtà indipendente del Lazio, nata nel 2010, che attraverso i suoi autori tenta di “aprire dei varchi nelle false certezze che governano la nostra esistenza”. Un impegno importante che si sposa perfettamente con i contenuti di questa narrazione, preziosa e coerente con gli ideali di amore e rispetto di cui si fa portavoce.



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