Le farò un po’ male

 Le farò un po’ male
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La scelta di fare il medico nel Regno Unito viene fatta intorno ai sedici anni, spesso sulla scorta di ideali, a volte sulla base della semplice adesione a percorsi già intrapresi dai propri genitori, in ogni caso nutrendo aspettative destinate a scontrarsi con la dura realtà di una ripida scala gerarchica da salire dopo un ciclo di studi che non prepara in alcun modo all’impatto con interminabili turni di guardia, notti trascorse in piedi scandite dall’imperioso suono di un cicalino che non cessa praticamente mai di suonare, e con un impegno orario che facilmente sfiora le cento ore settimanali - molte delle quali non retribuite - e che non permette in alcun modo di ritagliarsi veri e propri spazi di vita privata. Tutto può capitare in corsia: assistere ragazzi che hanno abusato di cocaina tagliata con un diuretico, estrarre corpi estranei da orifizi corporei, vedersi offrire dieci sterline per prolungare un certificato di malattia (e domandarsi anche solo per un momento quale possa essere la cifra giusta su cui capitolare), ritrovarsi alle prese con emergenze emotivamente devastanti, come provare inutilmente a fermare l’emorragia di un paziente affetto da varici esofagee che muore letteralmente vomitando sangue, e, a volte, riuscire a fare fino in fondo e nel migliore dei modi la propria parte, e salvare la vita di qualcuno…

I britannici sono orgogliosi del proprio Servizio Sanitario Nazionale, l’NHS (National Health Service), fondato nel 1948 per offrire cure gratuite a tutti i cittadini del Regno Unito, e sono altrettanto consapevoli dello stato di profonda crisi in cui anni di tagli l’hanno precipitato: uno degli argomenti della campagna a favore della Brexit è stato il possibile rifinanziamento del boccheggiante servizio sanitario pubblico per milioni di sterline, risparmiati con i minori contributi versati all’Unione Europea. Le farò un po’ male - Diario tragicomico di un medico alle prime armi (in originale This is going to hurt - Secret diaries of a junior doctor), libro d’esordio di Adam Kay, sceneggiatore, performer, autore di testi comici, già medico nell’ambito dell’NHS - professione abbandonata dopo sei anni per motivi che i lettori scopriranno negli ultimi capitoli - per dieci mesi ha occupato la prima posizione tra i bestseller secondo la classifica del quotidiano “Sunday Times”, venduto un milione di copie e riscosso critiche positive da parte della stampa specializzata, imponendosi anche come “libro dell’anno” per il 2018 nel National Book Award e aggiudicandosi vittorie e nomination in premi letterari e classifiche di gradimento. Il diario, attraverso pagine intrise del proverbiale humour britannico, ed una scrittura con venature surreali che riporta alla mente Scrubs, la divertente sit-com sul mondo dei giovani medici andata in onda qualche anno fa, pur scritto con l’intento di “fare qualcosa” per sensibilizzare i cittadini di Sua Maestà circa il lavoro durissimo degli specializzandi nelle corsie, finisce in realtà con il trasmettere - almeno fino ai capitoli finali - una narrazione quasi grottesca, che rischia di far passare in secondo piano l’aspetto più devastante del messaggio che intende convogliare, quello di un sistema che “…funziona con il personale ridotto all'osso e, anche nei turni più tranquilli, si basa sulla generosità dei medici che lavorano oltre l'orario pattuito perché tutto vada per il meglio”, a scapito della vita, della salute, del benessere psicofisico dei suoi operatori, e conseguentemente degli stessi pazienti. Kay al momento sta portando sui palcoscenici dei teatri britannici un testo tratto da questa sua prima opera, a cui si ispirerà anche una serie in otto episodi che sarà trasmessa dal canale televisivo BBC 2.



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