Le fate di Palermo

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È arrivato il momento della pensione per Carmelo Spinnato, dipendente presso la Biblioteca Regionale di Palermo; è arrivato il momento di lasciare il suo adorato lavoro e gli amatissimi libri della biblioteca. Il suo ultimo giorno di lavoro termina inevitabilmente e Carmelo, con la tristezza addosso e le lacrime versate alla festa di pensionamento, sta per andarsene per rientrare a casa dove lo aspetta la moglie Pinuccia che ha organizzato una cena al ristorante con i loro tre figli, Ada, Luigi e Rosanna e il resto della famiglia. Ma viene fermato da Fifo, il custode, che gli dona una scatola chiusa con uno spago, trovata per caso in una cassapanca della biblioteca mentre faceva “un po’ di sbarazzo”, contenente vecchi libri. In realtà, all’interno ci sono anche una decina di diari, uno per anno, dal 1958 al 1968. Narrano la storia di Sara Virga, una bambina che frequenta la scuola media. Vive a Palermo con la sua famiglia ‒ il padre Mario, muratore occasionale, la madre Nuccia, collaboratrice domestica, e i numerosi fratelli e sorelle, Angelo, Antonio, Rita, Benedetta e Lucia, detta Lula. Essendo una famiglia povera, i Virga vivono in un appartamento di una palazzina fatiscente ai Danisinni, sopra la salumeria del signor Faccioli, che Sara non sopporta, a causa di quel terribile odore di muffa che emana il negozio e dei grugniti strazianti dei maiali che sembrano piangere come “picciriddi” prima del macello. Un giorno, tormentata dal verso dei maiali, Sara decide di chiudersi in bagno, ed osservando dalla finestra, scorge per caso una lucina ed un’ombra, provenienti da una delle finestre del palazzo di fronte, che le destano curiosità. Tornando più volte in bagno in orari diversi, l’ombra sembra essere sparita, finché una notte, Sara ritrova la stessa figura spogliarsi e muoversi, come se stesse ballando davanti alla finestra, e capisce che si tratta di una donna. Conoscerà la donna (Gerlanda Tumminello, in arte Soraya) qualche giorno dopo, grazie ad un compito sui vicini di casa datole dalla professoressa, che rivelerà alla bambina di essere una “fata”, una che esaudisce i desideri degli uomini…

Le fate di Palermo è il quarto romanzo di Maria Tronca (Rosanero del 2010, L’amante delle sedie volanti del 2011 e A occhi aperti del 2016 gli altri tre), ambientato nella città natale della scrittrice. Tutto ha inizio l’ultimo giorno di lavoro del bibliotecario Carmelo Spinnato, in preda all’angoscia per il suo imminente pensionamento e in ansia per la paura di non avere più a che fare con gli amati libri. Fortunatamente, a poco a poco, i dieci diari lo distolgono da questo pensiero, poiché Carmelo si appassiona alla storia in essi contenuta, ambientata a cavallo degli anni 60. “E fu grato a quella piccola sconosciuta perché era arrivata proprio quando aveva bisogno di lei” ‒ scrive Maria Tronca ‒ “la vita di Sara gli si era incollata addosso e faceva fatica a liberarsene”. Ma Carmelo non è l’unico ad appassionarsi alla storia. C’è tutta la famiglia, c’è sua sorella Nunzia e perfino Vincenzo, ex fidanzato di Rosanna, ultimogenita della famiglia Spinnato. Leggendo il profilo di Maria Tronca, ci si rende conto che forse non c’è solo la scrittura tra le sue passioni: amante della buona cucina, organizza eventi di social eating coniugando il racconto e la cucina tipica siciliana, tanto da definirsi “cuciniera narrante”: quale miglior posto se non a tavola per ritrovarsi insieme e magari anche ascoltare una storia? E in questo suo romanzo dimostra come ci si possa appassionare di storie narrate attorno ad un tavolo. Il racconto di Sara, che prende forma pagina dopo pagina, non è infatti una lettura individuale: è una lettura ad alta voce all’intera famiglia Spinnato, a parenti e amici, tutt’orecchi ad ascoltare, riuniti per pranzo o per cena, oppure raccontata da Carmelo o da Pinuccia durante uno dei tanti momenti di ricongiungimento familiare. Un racconto letto e commentato, anche con squisite e colorite espressioni palermitane, tra una chiacchiera e l’altra, magari davanti ad un buon piatto della cucina tradizionale o a un caffè di fine pasto. E non si esaurisce con la lettura dei diari, ma continua diventando la storia di cui parlare, di cui appassionarsi, tanto da aver voglia di andare oltre, di sapere come è andata a finire e cercare, in quella Palermo popolare e viva, Sara e gli altri protagonisti dei diari.



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