Le fedeltà invisibili

Le fedeltà invisibili
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Hélène ne è certa: sarà che lei ci è già passata da piccola, ma sa riconoscere i sintomi di una violenza subita. Tra tutti i suoi alunni, fin da subito, pochi giorni dopo l’inizio della scuola, Théo Lubin ha attirato immediatamente la sua attenzione. Certo, tutti i bambini sono sfuggenti, cercano di nascondersi per non essere interpellati, interrogati, per sottrarsi alla maestra, ma c’è in lui qualcosa che è molto di più di una normale e fisiologica, per quell’età, mancanza di partecipazione. Un silenzio che lo circonda, una introversione che non ammette quasi mai sorrisi, un atteggiamento cupo che rafforza in Hélène l’idea di un disagio vissuto dal giovane tra le mura domestiche. Ha provato anche a parlarne con il preside, ma non vi sono prove, non vi sono elementi tali da poter innescare un colloquio con il ragazzo o con i genitori. Tra l’altro Théo non è effettivamente un solitario, ha un amico con cui passa tutto il tempo durante la ricreazione: si tratta di Mathis Guillaume e i due formano una coppia da cui gli altri paiano stare molto alla larga, quasi emanassero una sorta di potere, di forza respingente. I genitori di Théo sono separati, lui si trova in un regime di collocamento alternato, una settimana dal padre ed una dalla madre, e sembra non ci sia davvero nulla di particolarmente problematico. Eppure Hélène ne è certa e riesce ad ottenere che Théo venga visitato dalla nuova infermiera per un controllo di routine. Cosa, realmente, spera di trovare Hélène nel corpo di Théo, magari gli stessi lividi che ricoprivano il suo addome quando il padre la prendeva a calci da piccola?

Le fedeltà invisibili è un libro di poco meno di centocinquanta pagine con una forza dirompente, dal quale non riuscirete a staccarvi facilmente per la tensione narrativa della quale sono imbevuti i brevi capitoli che, di volta in volta, presentano il punto di vista di uno dei protagonisti del romanzo. Hélène la professoressa, Théo il giovane alunno, l’amico Mathis, Cécile la madre di Mathis sono adulti e ragazzi tra loro strettamente legati, tutti che annaspano in un mare di disagio e sospinti da correnti in direzioni diverse e a volte opposte, senza vedersi, eppure lì, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Perché tutti rimangono in silenzio, pur se i loro gesti gridano aiuto, pur se le loro pelli trasudano sofferenza, perché i ragazzi non vogliono turbare lo status quo imposto dai genitori, vittime e carnefici a loro volta, disposti ad accettare quei piccoli e grandi compromessi fra adulti, quelle fedeltà invisibili cui si fa riferimento nel titolo: “Tutte le coppie si conformano a regole e usanze generalmente implicite. No?”. Solo Hélène, forte di un dolore già vissuto e superato che le ha donato una particolare sensibilità, sembra tendere con passione e tenacia le mani per cercare di salvare Théo. E noi lettori rimaniamo col fiato sospeso fino alla fine, fiduciosi che questo aiuto, che questa speranza, l’unica in una realtà di dolore, non venga disillusa. Un romanzo che consiglio calorosamente, per l’intensità della scrittura e l’abilità di introspezione psicologica, che scava nei rapporti affettivi rivelando la necessità, sempre di più nella nostra società, di un’educazione per i giovani non solo accademica o dei modi, ma anche sentimentale.



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